Nessun dubbio per i certificati sportivi

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«Sulle certificazioni sanitarie per l’attività sportiva riteniamo che con la disposizione contenuta nel “Decreto del fare”, non ci siano più dubbi» afferma Rinaldo Missaglia, presidente SiMPeF (Sindacato medici pediatri di famiglia), commentando l’articolo 42-bis della legge 98/2013, che ha cancellato l’obbligo di certificazione per l’attività ludico-motoria e amatoriale e rinviato alla discrezionalità del medico certificatore la necessità di prescrivere ulteriori esami clinici, come l’elettrocardiogramma.

«L’obbligatorietà dell’elettrocardiogramma, prevista dal Decreto Balduzzi, ci lasciava perplessi, non tanto per la valenza clinica, quanto per lo spreco di risorse non solo economiche, per l’impegno richiesto alle strutture− sottolinea Missaglia. − In questo periodo dell’inizio delle attività scolastiche e sportive ci sono, per fare un esempio, nella sola Lombardia 300-400mila richieste di certificati, un numero che avrebbe paralizzato le strutture di secondo livello, e contemporaneamente scoraggiato le famiglie a iscrivere i bambini ai corsi».

«Adesso −continua Missaglia − riteniamo invece che la situazione sia chiara. Per l’attività ludico-motoria non viene richiesto alcun certificato. Nella pratica quello che avviene è questo: la società sportiva, solitamente affiliata al Coni o alla Federazione di riferimento, richiede un certificato medico per ragioni fiscali e assicurative. Se non dovesse richiederlo, la famiglia non è tenuta a richiederlo al medico, né il medico a farlo. Nel momento in cui il certificato viene richiesto può essere fatto un certificato per attività non agonistica. E con la nuova disposizione la richiesta di fare un elettrocardiogramma è a discrezione del medico, pediatra di famiglia, medico di famiglia, medico dello sport, che valuterà la condizione di salute del giovane. Di fatto, dunque, è correttamente responsabilità del medico richiedere approfondimenti, facendo parte della sua professione».

«Di fatto − prosegue il presidente SiMPeF − i difetti congeniti al cuore possono essere identificati con un solo elettrocardiogramma nella vita del giovane, che il pediatra di famiglia farà eseguire se ci sono segnali o dubbi durante le visite di controllo. Da sottolineare che questi eventuali difetti, possono emergere non solo durante l’attività sportiva o fisica organizzata, ma anche in altre situazioni di stress psico-fisico. Pertanto se il pediatra lo riterrà opportuno potrà richiedere non solo l’elettrocardiogramma, ma anche una visita specialistica e un ecodoppler».

Conclude Missaglia: «Il rischio di legare lo sport ad accertamenti medici può indurre famiglie e ragazzi, che le statistiche mostrano essere già molto sedentari, a vivere l’attività fisica come qualcosa di pericoloso».

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