Alleanza tra neonatologi e pediatri

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La Società Italiana di Neonatologia (SIN) promuove un programma di sorveglianza sul primo mese di vita del neonato che vede la stretta collaborazione tra neonatologi, pediatri e famiglie. Il programma sarà argomento, insieme a numerose altre tematiche, del XIX Congresso della SIN, che riunisce medici ed infermieri specializzati a Firenze dal 28 al 30 ottobre 2013.

Il Congresso focalizzerà l’attenzione sui neonati cosiddetti “normali”, molto spesso trascurati, che rappresentano la maggior parte dei nuovi nati. Il giudizio clinico di normalità che è possibile formulare alla nascita è provvisorio, perché ingannevole, e va confermato da successive osservazioni: il neonato “apparentemente” sano alla nascita presenta, almeno teoricamente, tutta una serie di rischi potenziali di turbative del processo di adattamento alla vita extrauterina, che vanno sistematicamente escluse mediante una procedura di follow-up clinico ben definita.

La SIN propone a questo proposito una classificazione in quattro colori differenti per sistematizzare i rischi potenziali: blu, bianco, grigio e giallo. Il pericolo “bianco” è quello delle encefalopatie neonatali e degli errori congeniti del metabolismo; può essere affrontato in ospedale (valutazione neurologica e clinica per le encefalopatie), ma richiede la collaborazione del pediatra se lo screening neonatale identifica una malattia metabolica congenita. Il pericolo “blu” è quello delle cardiopatie congenite, molto limitato dallo screening pulsiossimetrico, ma un quarto delle cardiopatie può dare sintomi e segni solo dopo la dimissione. Il pericolo “grigio” causato dalle sepsi neonatali, è sempre in agguato e, superato il periodo di degenza in ospedale, può manifestarsi tardivamente a casa. Infine il “giallo”, che identifica l’ittero, che viene gestito bene dal neonatologo, ma richiede un’attenta osservazione da parte del pediatra anche per la comparsa tardiva delle sindromi colostatiche. La capacità di intercettare questi “pericoli” si fonda su tre cardini: l’identificazione dei fattori di rischio anamnestici della famiglia e della gravidanza; la sorveglianza del neonato e il ricorso agli esami “screening”

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