Al cuore del liquido amniotico

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Se finora si è utilizzato il midollo osseo come fonte di cellule staminali per il trattamento di gravi malattie del sangue e rari difetti ereditari con il contributo della terapia genica, un nuovo studio statunitense dimostra che il liquido amniotico potrebbe rappresentare una riserva preziosa di staminali per curare condizioni ben più rappresentate nella popolazione infantile come i difetti cardiaci congeniti.

Ogni anno, in Italia, nascono circa 4.000 neonati con una forma di cardiopatia di grado più o meno complesso, alcune diagnosticate già in epoca prenatale. La maggior parte delle anomalie congenite del cuore si risolve spontaneamente, molte trovano soluzione in un trattamento medico non invasivo ma le forme più gravi, la cui incidenza è di circa 2,5-3 per mille nati vivi, rimangono ancora un problema, rendendo inevitabile la correzione chirurgica o addirittura il trapianto di cuore prima del compimento dell’anno di età. Ed è su queste forme che potrebbero trovare uno sbocco gli studi condotti dai ricercatori del Dipartimento di Chirurgia dell’Università del Michigan, negli Stati Uniti, sulla potenzialità delle cellule staminali derivate dal liquido amniotico nella rigenerazione del tessuto cardiaco danneggiato da un difetto congenito.

Escludendo l’impiego di staminali embrionali per questioni etiche e valutando poco praticabile l’impiego del midollo osseo dal feto, i ricercatori hanno lavorato su campioni di liquido amniotico prelevato da alcune donne in gravidanza. In laboratorio si è proceduto a riprogrammare le cellule staminali mesenchimali contenute nel liquido amniotico per portarle allo stadio di staminali pluripotenti. Nel giro di poche settimane, indirizzate da opportuni fattori di crescita, si sono differenziate in cellule muscolari cardiache dotate di attività elettrofisiologica in vitro. In questo modo è stato creato un patrimonio di cellule cardiache funzionanti, prive del rischio di rigetto, pronte a essere re-infuse alla nascita del bambino per riparare il difetto congenito della muscolatura del cuore. A partire dal liquido amniotico si aprono dunque le porte di una terapia innovativa che potrebbe concretizzarsi nel 2014 quando la sperimentazione, dopo i test sui modelli animali, sarà condotta sui pazienti.

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