Ipertensione in età pediatrica: una revisione sistematica

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18193L’ipertensione arteriosa infantile, in particolare la forma primitiva, non è in cima alla lista delle preoccupazioni del pediatra, ma con l’aumento dei tassi di obesità tra i bambini è destinata a diventarlo. Per attrezzarsi a gestire nel modo più corretto questa condizione, può venire in aiuto la revisione sistematica pubblicata dal Gruppo di lavoro sull’ipertensione della Cochrane Collaboration sugli effetti a breve termine di alcune classi di farmaci. Oltre all’obesità, i principali fattori di rischio per ipertensione nei bambini sono un basso peso alla nascita e la familiarità, anche se gli esperti consigliano di misurare la pressione arteriosa a tutti, in occasione delle visite annuali di controllo, e di mettere in relazione il risultato con sesso, età e altezza del paziente. Nonostante sia difficile stabilire una relazione netta tra alti valori pressori registrati durante l’infanzia o l’adolescenza e insorgenza di eventi cardiovascolari da adulti, quando si superano quelli di riferimento il primo passo sarebbe proporre una modifica dello stile di vita. In caso si riscontrino i primi segnali di danno d’organo si può decidere di prescrivere una terapia farmacologica in base alle indicazioni della letteratura. La revisione sistematica condotta dal Gruppo Cochrane, aggiornata a ottobre 2013, ha esaminato 21 studi clinici per un totale di 3.454 bambini, in cui sono stati valutati alcuni dei farmaci antipertensivi più comuni sui minori, con un follow-up da tre a 24 settimane. Gli autori rimarcano alcuni limiti tra cui il fatto che non tutti i trial hanno confrontato la terapia con il placebo, che la maggior parte ha avuto una durata molto breve e che alcuni sono stati sponsorizzati dall’industria. Lo studio più popoloso ha riguardato candesartan, un bloccante del recettore dell’angiotensina, valutato versus placebo, che ha ridotto la pressione arteriosa sistolica di 6,50 mmHg e la diastolica di 5,50 mmHg. Telmisartan, somministrato ad alte dosi, ha invece diminuito la pressione sistolica di 8,50 mmHg, ma non ha avuto effetto sulla componente diastolica. Lo stesso è accaduto nello studio con metoprololo, un beta-bloccante, analizzato su 140 pazienti che, confrontato con placebo, ha ridotto significativamente solo la pressione sistolica di 4,20 mmHg, ma non la diastolica. Al contrario la combinazione di un beta-bloccante con un diuretico, nello specifico bisoprololo/idroclorotiazide, non ha comportato una riduzione significativa della pressione sistolica, ma della diastolica. Confrontata con placebo su 133 soggetti, felodipina a rilascio prolungato non si è dimostrata efficace. Il Gruppo Cochrane conclude quindi che la maggior parte dei farmaci antipertensivi comunemente impiegati in età pediatrica ha un effetto modesto e che aumentare le dosi prescritte non determina una maggiore efficacia. Sul breve periodo di osservazione, non si sono registrati eventi avversi significativi.

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