Ecografia del torace. Una revisione critica

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Ecografia_aperturaUna nuova tendenza che allarga l’impiego dell’ecografia nello studio del torace.L’autore esprime molte perplessità sulle evidenze di quest’approccio panoramico che si basa anche sull’analisi degli artefatti prodotti dalla superficie del polmone aerato. 

 

di Paolo Tomà

Dipartimento Diagnostica per Immagini, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, IRCCS, Roma

 

 

La nuova tendenza che allarga l’impiego dell’ecografia nello studio del torace nasce dall’ampia dotazione di ecografi nelle terapie intensive dell’adulto. In pratica è stata identificata una nuova semeiotica e sono stati rivalutati elementi diagnostici già noti negli anni 80’ del secolo scorso. Questo imaging non origina da un avanzamento tecnologico e fonda su una dotazione tecnica di base 1. Negli ultimi anni si è cercato di traslare alla pediatria l’esperienza fatta sull’adulto 2. Nell’approccio classico 3 l’ecografia ha un ruolo marginale di complemento della radiografia standard del torace. Gli alveoli pieni d’aria alla superficie del polmone costituiscono un ostacolo insormontabile al passaggio del fascio ultrasonoro e non si possono ottenere informazioni anatomiche sul polmone sottostante. Fanno eccezione i casi nei quali si creano cosiddette “finestre acustiche”, in pratica non si interpone aria tra sonda ecografica e regione da esplorare; ad esempio, nel caso di consolidazione o atelettasia superficiali e nell’evenienza di un versamento pleurico. Di conseguenza possono essere analizzate opacità radiologiche nel polmone periferico, versamenti pleurici, slargamenti mediastinici e lesioni della parete toracica. Il cuore stesso può essere studiato con l’ecocardiografia grazie alle finestre acustiche. Altro limite tipico dell’ecografia è la mancanza di panoramicità che vale per tutti i distretti, ma in particolare per il torace. Il “nuovo” approccio propone un’indagine “all in one” che utilizza scansioni longitudinali e assiali (intercostali), lungo linee convenzionali emiclaveari, parasternali e ascellari, in modo da coprire l’intera gabbia toracica anteriormente, lateralmente e posteriormente 4. Un tentativo di codificare un campo di vista anche per una tecnica per definizione soggettiva con il limite della riproducibilità. L’esame consiste non solo nell’acquisizione d’immagini statiche, ma anche nell’analisi delle modificazioni dinamiche associate alla posizione della sonda e ai movimenti respiratori. Le informazioni cliniche derivano pure dagli artefatti prodotti dalla superficie del polmone aerato. Ovvero si passa da una diagnosi per immagini a un’analisi per segni. Ci si basa anche su variazioni casuali (non presenti nel corpo umano) delle informazioni sulla morfologia; indesiderati sottoprodotti dell’acquisizione d’immagini che aggiungono informazioni scorrette ed estranee 5. Di fatto si tratta in parte di una semeiotica fatta di manifestazioni le cui correlazioni anatomiche sono dedotte indirettamente per osservazione di concomitanza con differenti quadri anatomo-patologici e, di conseguenza, mal trasferibili a condizioni diverse. L’efficacia diagnostica di una tecnica per immagini dovrebbe avere alla base la fattibilità tecnica: i requisiti si basano su fattori come rapporto segnale/rumore, risoluzione di contrasto, risoluzione spaziale, ecc. Ad esempio, una fotografia fatta con un’illuminazione insufficiente per la sensibilità del sistema rilevatore non ha la capacità di riprodurre in modo efficace la realtà. Dall’altro lato, i promotori dell’eco polmonare, poiché gli artefatti si ripetono, e possono contenere qualche informazione, hanno ricercato applicazioni utili al di fuori dei principi dell’imaging.

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