Settimo Rapporto CRC: l’Italia non è un “paese per bambini”

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I diritti di bambini, bambine e adolescenti in Italia sono segnati dalla difficoltà economica e dalla povertà, e la situazione non sta migliorando. Manca un Piano Nazionale Infanzia, non è stato ancora convocato l’Osservatorio infanzia e adolescenza né definiti i Livelli essenziali delle prestazioni sociali, le istituzioni faticano a “mettere a sistema” le politiche per i minorenni, i fondi dedicati continuano a essere tagliati. Questi alcuni temi toccati durante il lancio a Roma il 17 giugno del 7° Rapporto CRC del Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. «Oggi presentiamo la fotografia dello stato dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia e purtroppo le cose non sono migliorate rispetto agli anni scorsi», afferma Arianna Saulini di Save the Children, coordinatrice del Gruppo CRC, una rete di 87 associazioni impegnate nella tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia. «Abbiamo voluto porre l’accento in particolare sulla condizione dei bambini nella fascia di età tra gli 0 e i 3 anni, perché più di tutti pagheranno nel loro futuro la mancanza di politiche di sostegno all’infanzia, con il rischio di non poter sviluppare al meglio il proprio potenziale». Erano 2.171.465 i bambini tra 0 e 3 anni in Italia al 1° gennaio 2013. Nel 2012 solo il 13,5 per cento ha avuto accesso ai servizi per l’infanzia e agli asili nido, con percentuali assai più basse al Sud. A oggi il Gruppo CRC ha pubblicato sette Rapporti di aggiornamento annuale e due Rapporti supplementari, monitorando l’attuazione in Italia della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e dei suoi protocolli opzionali. Il 7° rapporto raccoglie 145 raccomandazioni, poste alla fine di ogni paragrafo sui diversi temi, che le associazioni del Gruppo rivolgono al Governo, ai parlamentari e agli Enti locali, perché ciascuno nel suo ambito colga e operi sulle criticità segnalate.

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