I pediatri di fronte al dramma dei bambini vittime di guerra

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Foto Save the Children
Foto Save the Children

Bambini e guerra. Il tema continua a essere attuale e arrivano le riflessioni della Società italiana di pediatria (SIP), rispetto alle notizie che continuano ad arrivare sui bambini vittime delle numerose guerre e conflitti in corso in diversi Paesi, come Israele e Gaza, Iraq, Siria, Libia, Ucraina. I numeri non sono mai aggiornati e il presidente della SIP Giovanni Corsello pone numerose domande. Sul perché i bambini siano così esposti, vittime e bersaglio, e se la violenza sui piccoli durante i conflitti sia in aumento, o se siano i sistemi d’informazione più accurati e globali. O ancora perché strutture come le scuole, le case, i luoghi civili siano diventati bersaglio, senza intervento degli organismi internazionali di tutela. E come sia possibile che nessun ente internazionale o sovranazionale, nessun Governo degli Stati europei sia sensibile. Forse, si chiede ancora, l’eliminazione di bambini e adolescenti vuole eliminare i futuri adulti, già considerati nemici. «Nel 2013 cinquemila adolescenti non accompagnati e in fuga da guerre, con nuovi bisogni di salute, sono arrivati in Italia. Nei primi due mesi del 2014 il numero è aumentato di 10 volte rispetto al corrispondente periodo del 2013» afferma Corsello, sottolineando il ruolo dei pediatri italiani in questo panorama. «Senza dimenticare le patologie contratte nei Paese di origine, la condizione generale dei minori migranti al momento dello sbarco è minata dalle dure condizioni di viaggio che hanno dovuto sopportare. Traumi fisici (ustioni, colpi di sole, ipotermia), infezioni respiratorie e gastroenteriche acute, disidratazione segnano il corpo di questi bambini. Altrettanto gravi sono i traumi psichici (stress da radicamento, perdita dei familiari, abuso) che – se non curati – possono segnare per sempre la loro vita. Il sistema di accoglienza è carente da molti punti di vista. Come pediatri sempre di più avvertiamo la sfida di una Pediatria ‘transculturale’ in grado di dare risposte alle esigenze di salute dei minori migranti». I pediatri della SIP, insieme con i numerosi interrogativi prima ricordati, chiedono un intervento in difesa della vita e salute dei bambini ovunque ci sia la guerra, e chiedono «che i Governi degli Stati europei e la Commissione della comunità europea si facciano interpreti della richiesta forte di fermare la guerra contro i bambini, ormai le principali vittime delle guerre in tutte le parti del mondo e di cui si forniscono i numeri giorno dopo giorno come una delle tante notizie di cronaca o di politica estera».

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