Minori e web, forza e fragilità dei nativi digitali

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Group of three teenager girls amazed watching the smart phoneSe per le nuove generazioni non è possibile fare a meno della Rete e dei dispositivi digitali, compito del pediatra è attivarsi per un uso responsabile e condiviso della navigazione, in un’ottica di prevenzione dei danni psicofisici e dei comportamenti a rischio

 

di Marvi Tonus   

 

Il più famoso è alle porte di Pechino: i ragazzi vengono allontanati dalle famiglie e sottoposti a un duro programma di allenamento fisico, gli istitutori indossano divise, ci sono sbarre alle finestre, naturalmente è vietato ogni collegamento alla Rete. In Cina, per guarire i giovani dall’uso compulsivo di Internet e dei videogiochi online, sono stati creati 400 centri di riabilitazione ispirati alla disciplina militare. Quello situato nei pressi della capitale è stato ripreso da un documentario proiettato al prestigioso Sundance Film Festival 2014, un’opera che ha contribuito al dibattito su un tema che coinvolge milioni di adolescenti e di genitori e su come porvi rimedio. Se per diverse ragioni non è pensabile accostare la realtà cinese a quella italiana, inclusa la scelta di non applicare ai minori la categoria nosologica di dipendenza patologica da Internet, è indiscutibile che la disponibilità di strumenti elettronici – personal computer, smart phone, consolle, tablet – è un trend in crescita in tutte le fasce di età. Una presenza pervasiva che ha modificato nel profondo le abitudini e le modalità con cui bambini e ragazzi comunicano, apprendono e si relazionano con i coetanei, con conseguenze non sempre positive sul loro sviluppo psicofisico. Questo cambiamento coinvolge il pediatra in quanto figura di riferimento nel riconoscimento e nella prevenzione dei comportamenti a rischio legati all’uso del Web. Sono questi i punti salienti di un’inchiesta dedicata ai nativi digitali, la generazione abituata a vivere in simbiosi con le nuove tecnologie fin dalla più tenera età.

Tutti nella Rete

Maurizio Tucci, giornalista, presidente di Laboratorio Adolescenza, autore dell’indagine biennale Abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani promossa dalla Società italiana di Pediatria (SIP) inquadra il fenomeno dal punto di vista sociologico: «Nel 2012 oltre il 70 per cento del nostro campione, formato da circa 2.000 studenti di terza media, si collegava a Internet tutti i giorni, l’80 per cento aveva un profilo su Facebook e il 45 per cento dichiarava di trascorrere in Rete da 1 a 3 ore al giorno. L’aggiornamento dell’indagine SIP si farà a settembre, nel frattempo abbiamo continuato a raccogliere dati, in collaborazione con la Società italiana di medicina dell’adolescenza, per compilare il rapporto Adolescenti e socialità. In questi due anni il fenomeno più rilevante è stata la diffusione dello smart phone con cui i ragazzi, fin delle medie inferiori, navigano senza limiti rimanendo in contatto costante con la propria cerchia di amici, reali e virtuali. Spesso senza controllo da parte dei genitori. Qualcuno usa il computer per giocare, qualcun altro scrive blog e passa il tempo su Youtube ma l’attività di gran lunga privilegiata dei nativi digitali è la frequentazione dei social network. La TV, dopo aver ripreso un po’ quota nel 2012, torna a essere un oggetto poco attrattivo perché il palinsesto non include molti programmi dedicati agli adolescenti che preferiscono lo streaming».

1 COMMENTO

  1. La Net Generation non comprende come nella Rete si rispecchi il mondo reale con le sue luci e le sue ombre. La capillarità del web consente il proliferare della pedofilia attraverso il grooming, adescamento online di giovani vittime, o attraverso i siti che promuovono la “pedofilia culturale”, inneggiante alle pratiche pedofile descritte come esperienze ideologicamente positive. La tecnologia ha semplificato tutto e isolato tutti: la maggior parte dei minori naviga senza il controllo di un adulto, imbattendosi in scene sempre più violente, e accessibili con un click, di sesso estremo come quello rappresentato negli snuff video, dove la vittima risulta essere torturata oppure uccisa dal suo carnefice. Spesso, invece, è il giovane l’autore di immagini e video a sfondo sessuale di cui, una volta messi in rete, perde il controllo: è il caso del sexting attraverso il quale si rendono pubbliche su Internet situazioni di intimità a volte, come accade nel porn revenge, con un ex partner al fine di vendicarsi per l’abbandono. L’educazione sessuale dei giovani, sempre più virtuale, passa ormai attraverso siti a luci rosse come YouPorn che, dalla sua nascita, ha totalizzato oltre 93 miliardi di visualizzazioni. Sta dilagando, inoltre, il fenomeno delle ragazze che si mettono in vendita, senza percepire la mercificazione del loro corpo, attraverso gli oltre 5 milioni di video amatoriali oppure per mezzo delle webcam chat. E ancora, online esistono oltre 300mila siti pro-Ana e pro-Mia che istigano a pratiche alimentari pericolose. Immagini di magrezza malata hanno invaso social network come Instagram, dove foto di corpi scheletrici raccontano l’anoressia meglio delle parole e nutrono lo spirito di emulazione di chi si ispira alla dea Ana. La rete amplifica anche il fenomeno del bullismo fra i giovani che postano commenti diffamatori, sovente in forma anonima come avviene sulla piattaforma sociale Ask spingendo, come già accaduto, al suicidio delle giovani vittime. Tutte situazioni alimentate anche dalla scarsa attenzione di insegnanti e genitori verso il mondo del web che, sovente, rifiutano a priori comportandosi da cyber struzzi e lasciando i giovani in balia di questo mare magnum virtuale ricco di insidie reali. E’ necessario abbattere il muro che separa il mondo adulto, quello dei migranti digitali nati in un mondo analogico e cartaceo, dai digital kids che parlano il linguaggio digitale e sanno destreggiarsi nell’universo virtuale senza, però, le dovute misure precauzionali. Diventa un’esigenza improcrastinabile sensibilizzare sui pericoli nascosti nella Rete, per evitare che da formidabile strumento conoscitivo, si trasformi in trappola per pesciolini sprovveduti e poco attenti alla web reputation.
    Avv. Ilaria Caprioglio

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