Un robot in terapia intensiva neonatale

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Il professor Fabio Mosca (a destra) con Saverio Tridico e Alex Zanardi n occasione della presentazione del progetto “Il robot e la carezza”
Il professor Fabio Mosca (a destra) con Saverio Tridico e Alex Zanardi n occasione della presentazione del progetto “Il robot e la carezza”

Il reparto di Neonatologia della Clinica Mangiagalli di Milano si è dotato di un sofisticato robot che assicura preparazioni farmacologiche più sicure e libera tempo e risorse per la cura dei neonati. Il robot fa parte del progetto “Il robot e la carezza”, finanziato dalla Fondazione Vodafone. «Ogni anno – spiega Fabio Mosca, direttore della Neonatologia e della Terapia intensiva neonatale della Fondazione Cà Granda Policlinico – vengono effettuate nella Neonatologia della Clinica Mangiagalli circa 125.000 terapie farmacologiche. Per ciascuna preparazione l’infermiere impiega un tempo stimato di circa quindici minuti. Disporre di un sistema robotizzato per la preparazione di queste terapie permette di azzerare il possibile errore umano e consente inoltre agli infermieri di utilizzare il tempo così risparmiato in pratiche assistenziali più utili».

Lo strumento è composto da un braccio robotico antropomorfo e da un software che permette di programmare il dosaggio esatto per le preparazioni da iniettare. Con questo sistema si possono preparare terapie in condizioni di assoluta sterilità e con un margine di errore di gran lunga inferiore a quello umano. Affidare al robot l’incarico di preparare le terapie in modo automatizzato consente al personale infermieristico di dedicare più tempo all’assistenza e alla cura del neonato e della sua famiglia.

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