Continuità nell’assistenza per la salute mentale

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EDH1847.TIFAssicurare una continuità di cure così come esiste una continuità nella psicopatologia. Una continuità tra psicopatologia e assistenza sanitaria che manca. «Siamo di fronte a una colossale sottovalutazione: sebbene le persone tra i 10 e i 24 anni costituiscano il 27 per cento della popolazione mondiale, i sistemi sanitari non dedicano l’attenzione dovuta alla diagnosi e al trattamento dei disturbi mentali, e questo deficit è particolarmente evidente in Italia ‒ spiega Giovanni de Girolamo, responsabile Psichiatria epidemiologica e valutativa dell’Irccs “San Giovanni di Dio” e coordinatore di una conferenza europea che ha riunito 300 psichiatri internazionali, conclusasi a Venezia il 16 dicembre. «I dati dimostrano che i servizi di salute mentale per l’infanzia e l’adolescenza trattano in grandissima maggioranza ragazzi sino ai 14 anni di età circa; al contrario, i servizi di salute mentale per gli adulti trattano in larghissima misura persone dai 30 anni in su: emerge quindi che proprio nella fascia di età che è cruciale per i servizi di salute mentale, i servizi di salute mentale sono particolarmente deboli». Secondo i dati del progetto Milestone, in corso in diversi Paesi europei e che indaga sulla continuità dell’assistenza da parte dei servizi psichiatrici nel passaggio dall’infanzia alla vita adulta, nella valutazione di ragazzi tra i 10 e i 14 anni è stato trovato un disturbo mentale nell’8,2 per cento dei casi, percentuale minore a confronto di quella americana del 10-20 per cento, ma analoga a quella di un campione vasto di italiani adulti (8 per cento).

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