Ristorazione scolastica e promozione di un’alimentazione sana

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Tre quarti delle scuole conoscono le “Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica”, solo poco più del 2 per cento, anche se le conosce, non le applica. Questo uno dei dati emersi dalla Indagine conoscitiva sulla ristorazione scolastica in Italia – Relazione 2014.

Lo studio (http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2373_allegato.pdf) rientra nelle iniziative per monitorare il riscontro e l’efficacia delle Linee guida di indirizzo (G.U. n. 134 del 11-6-2010) rispetto alle scuole dell’infanzia, primaria e secondaria, indirizzate agli operatori della ristorazione scolastica. È stato predisposto un questionario da parte della DGISAN e della DGSI del Ministero della Salute, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, e le informazioni sono state raccolte grazie alla collaborazione degli Uffici Scolastici Regionali. Il questionario prevedeva cinque sezioni su: dati identificativi della struttura; dati del compilatore; aspetti relativi alla qualità complessiva, che comprendevano anche l’adeguatezza del menù e la soddisfazione dell’utente; aspetti relativi alla gestione del servizio; e infine un’ultima sezione, “altro”, dove vi era spazio per commenti, criticità e proposte. Su oltre 7.700 istituti scolastici comprensivi dell’infanzia, primaria e secondaria di I grado hanno risposto quasi 1.200 (7 per cento al Nord, 4 per cento al Centro e 4 per cento al Sud e Isole), per un totale di circa 4.300 plessi, di cui quasi la metà scuole dell’infanzia. Le Linee guida erano conosciute dal 73 per cento e applicate dal 71 per cento; nei tre quarti dei plessi circa viene effettuata una rilevazione periodica della soddisfazione dell’utente. Una delle criticità del servizio evidenziata dall’indagine è la distribuzione di frutta al momento dello spuntino prevista solo nel 28% delle scuole. Malgrado gli sforzi per incrementare il consumo di frutta e verdura nei bambini, attraverso iniziative e campagne di informazione promosse da varie istituzioni, tale risultato indica un’insufficiente sensibilità. Infine, un altro dato segnalato è che in più della metà (58 per cento) non sono rilevati avanzi alimentari.

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