Sindrome nefrosica cortico-resistente: nuove speranze dal rituximab

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MHX17.TIFLa sindrome nefrosica (16/100.000 bambini) rappresenta la principale glomerulopatia cronica in età pediatrica. Sebbene la maggioranza dei pazienti sia sensibile al trattamento con steroidi, circa il10-20% sviluppa però una forma cortico-resistente (SNCR) usualmente trattata con immunosoppressori, come ciclofosfamide, ciclosporina, levamisole. Una meta-analisi valuta il ruolo del rituximab, un anticorpo monoclonale diretto contro il marcatore CD20 espresso sui B linfociti, analizzando tre trials randomizzati e due studi comparativi controllati. Rispetto ad altre terapie il rituximab migliora la durata di tempo senza recidive, determinando inoltre un maggior tasso di remissione completa e riducendo l’evenienza di proteinuria. Tuttavia, non sono emersi né un miglioramento dell’albuminemia né una riduzione degli eventi avversi. Il rituximab si prospetta come una valida alternativa per il trattamento della SNRC, ma non cura questa condizione. Infatti, molti pazienti presentano una recidiva entro 19 mesi, suggerendo la necessità di meglio definire i protocolli di trattamento anche eventualmente associando questa nuova terapia a farmaci più collaudati nel trattamento della SNRC (Ijima K et al., Curr Ped Rep 2015: 3: 71-77).

Zhao Z et al. Scientific Reports 2015: 8219

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