L’allattamento al seno visto delle mamme

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Sono stati presentati a Milano i risultati dell’indagine “L’allattamento al seno visto delle mamme” realizzata da SICuPP (Società italiana cure primarie pediatriche) e dall’Associazione Laboratorio Adolescenza, con il contributo incondizionato di Philips-Avent.

L’indagine è stata realizzata tra i mesi di gennaio e aprile 2015 su un campione di 345 mamme recatesi presso lo studio di pediatri di Milano, Pavia e provincia di Pavia. Dall’elaborazione dei dati emerge che il momento di maggiore criticità, per le mamme che hanno iniziato ad allattare al seno il proprio figlio, risulta essere il primo mese (nel corso del primo mese smette di allattare il 6% delle mamme).

Il periodo in cui si ha il trend di decrescita più sensibile è il secondo trimestre di vita del bambino. Da 0 a 3 mesi allatta, infatti, il 75% delle mamme, mentre da 3 a 6 mesi continua a farlo il 54%, con una differenza negativa di oltre 20 punti percentuali. Superata la soglia del sesto mese, la diminuzione appare invece molto meno sensibile, tanto che continua ad allattare oltre il 6° mese il 45% delle mamme.

Il 33% delle mamme che ha già superato il 6° mese dichiara di avere come obiettivo di arrivare fino all’anno, mentre il 57% non si pone scadenze e dichiara di voler continuare “fino a quando ci riuscirò”. Nei primi tre mesi, il 22% delle mamme si pone come obiettivo l’anno, segno che l’ottimismo sulla capacità di continuare aumenta con il prolungarsi dell’allattamento.

Sul versante opposto è interessante osservare, invece, che il 16% delle mamme arruolate nell’indagine ha affermato di non aver mai allattato al seno. Una percentuale nettamente maggiore di quella normalmente indicata dai reparti di maternità all’atto delle dimissioni di mamma e neonato. Se ne deriva che, in molti casi, pur uscendo dall’ospedale avendo attaccato al seno il bambino, l’allattamento cessa nel giro di pochissimi giorni, tanto che la mamma non considera significativa l’esperienza e dichiara di non aver mai allattato. La mancanza di latte risulta essere la ragione largamente preponderante, che porta la mamma a non allattare o a smettere di farlo; ma tra chi non ha mai allattato il 16% dichiara di aver preso questa decisione per scelta individuale.

Escludendo il pediatra, le fonti principali d’informazione riguardo l’allattamento al seno sono prevalentemente interne all’ospedale (ostetrica 75%, infermiere 60,7). Tra le fonti non professionali, “mamma” e “amiche” si attestano intorno al 35%, mentre tra i media Internet è nettamente il primo (40%), superando, ormai, riviste e libri di puericultura (33%), e la televisione che risulta assolutamente marginale (6%). Meno della metà del campione ha però affermato di essere uscita dall’ospedale sentendosi adeguatamente preparata per tutto quanto riguardava l’allattamento al seno. Se si hanno difficoltà nell’allattare, il pediatra risulta essere l’interlocutore privilegiato a cui chiedere supporto, ma rimane percentualmente consistente anche il rapporto con l’ostetrica.

Tra le difficoltà “tecniche” riscontrate nel corso dell’allattamento il dolore nell’attaccare (ragadi o altra infiammazione) sono al primo posto (37,7%), ma immediatamente seguite dalla difficoltà nel capire quanto latte ha assunto il bimbo (36,9%). Tra le altre difficoltà al primo posto c’è la ripresa del lavoro (21%), seguita dal “non poter contare su un aiuto (marito, nonni ecc)” (19%) e dal “non poter consentire ad altri di dare il latte al bambino” (19,4). Solo il 2,4% dichiara, invece, di aver ricevuto pressioni dal partner affinché smettesse di allattare. Complessivamente (ha risposto sia chi allatta ancora sia chi ha già smesso) la maggiore difficoltà trovata nell’allattare al seno, che ha indotto o potrebbe indurre ad abbandonare, risulta essere la ripresa del lavoro. E questo fattore (escludendo la mancanza di latte o motivi medici) è considerato da oltre la metà del campione la causa principale di interruzione dell’allattamento al seno, anche indipendentemente dalla propria esperienza personale.

Le mamme che hanno avuto necessità di raccogliere il latte lo hanno fatto prevalentemente utilizzando il tiralatte (manuale o elettrico), mentre solo il 7,6% è ricorsa alla spremitura manuale. Riguardo la somministrazione di altri liquidi oltre il latte (materno o artificiale), non ha somministrato altro l’84,7% fino al terzo mese; il 71% tra i 3 e i 6 mesi e, ancora, il 20% dopo il 6° mese. Chi lo ha fatto ha somministrato prevalentemente acqua e camomilla.

La motivazione maggiore ad allattare al seno risulta essere stata “i benefici per la salute del bambino” seguita dall’ “importanza del legame che si crea tra mamma bambino”. Meno indicati fattori come “economicità” e “benefici per la mamma”. Il giudizio complessivo sull’importanza dell’allattamento al seno risente, ovviamente, del tipo di scelta fatta. Chi ha deciso di non allattare tende a sminuire sia i vantaggi nutrizionali che psicologici dell’allattamento al seno, mentre chi non ha potuto allattare si colloca in una posizione intermedia, ma tendenzialmente più vicina ha chi non ha voluto allattare. Così come chi ha allattato già sfuma i giudizi nettamente positivi di chi sta ancora allattando.

Interessante osservare che tra le donne che stanno allattando è molto alto l’accordo con l’affermazione “è difficile sentirsi donne mentre si allatta al seno” e “il rapporto con il partner può andare in crisi o risentirne”, ma appare un timore con poche conseguenze, perché, tra chi ha allattato ma ha già smesso, l’accordo con la medesima affermazione è significativamente più basso.Si trovano invece risposte pressoché simili (tra mamme che allattano/hanno allattato e non hanno allattato per necessità/scelta) su affermazioni più oggettive quali: “allattare al seno richiede una grande forza di volontà: soprattutto all’inizio non è facile, richiede tanto tempo, può essere doloroso e ci sono mille difficoltà” o “allattando al seno è difficile capire quanto il bambino ha mangiato, e quindi quanto sia adeguata la sua alimentazione”.

Maurizio Tucci

presidente Laboratorio Adolescenza

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