Adolescenti: bere per “look”

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alcol_adolescenti_62742052 2Il 16% degli adolescenti italiani dichiara di non aver mai assaggiato una sostanza alcolica e un ulteriore 23,8%, pur avendo avuto una o più esperienze di contatto con bevande alcoliche, afferma di non bere. È questo uno dei risultati dell’indagine “Adolescenti e alcol” realizzata (su un campione nazionale rappresentativo di 2.100 studenti di terza media) dall’Osservatorio permanente giovani e alcool in collaborazione con la Società italiana di medicina dell’adolescenza e con l’associazione Laboratorio adolescenza, e presentata presso la Clinica Pediatrica dell’Università di Pavia nel corso del seminario “Fattori di rischio e protezione nel consumo di alcol”.

Un 40% di adolescenti “non bevitori”, quindi: un risultato che appare confortante non tanto se letto a sé stante (a quell’età sarebbe auspicabile che fosse ben diverso), ma perché rivela un calo relativo nei consumi di alcol rispetto a quanto emerso in una analoga indagine realizzata nel 2012. E parallelamente – sempre rispetto al 2012 – risultano essere diminuiti dell’8% sia gli adolescenti che dichiarano di bere sostanze alcoliche “qualche volta” sia quelli che dichiarano di bere sostanze alcoliche “spesso”.

Nel complesso si registra comunque che per la grande maggioranza degli adolescenti (oltre l’80%) l’alcol rimane una sostanza che fa parte dell’esperienza personale. Per più di un terzo degli intervistati il fenomeno è relativamente vicino nel tempo (il 37,8% ha bevuto alcolici per la prima volta dopo i 10 anni), ma per altri si registra una maggiore precocità: il 26,4% ha avuto il suo debutto alcolico tra i 6 e i 10 anni e l’8,0% sotto i sei anni di età. «Il che non vuol dire – come ha precisato Carlo Buzzi del Dipartimento di Sociologia dell’Università di Trento e curatore dell’indagine – che ciò li porti a contrarre una abitudine con il consumo di alcol, perché molto spesso l’episodio resta del tutto occasionale. La “prima volta” ha infatti di frequente, come scenario, una ricorrenza o una festa e avviene il larga percentuale (73%) sotto il controllo di familiari adulti, il che depotenzia fortemente l’evento di significati trasgressivi.

Sul fronte dell’eccesso il 18,5% degli adolescenti intervistati ha avuto almeno una esperienza di ubriacatura e, tra questi, circa il 5% ha dichiarato di essersi già ubriacato più di una volta. E proprio su questo terreno si evidenzia in modo netto l’effetto trainante del gruppo dei pari. Tra coloro che dichiarano di essersi ubriacati più di una volta, l’8,7% frequenta un gruppo di amici nel quale nessuno si ubriaca, il 40,4% frequenta un gruppo di amici in cui qualcuno ha già avuto una o più esperienze di ubriacatura e il 50% frequenta amici che in gran parte hanno avuto questa esperienza. In sostanza non una abitudine al bere radicata, ma piuttosto un bere per “look”: una sorta di tributo sociale per confermare l’appartenenza al gruppo. E il fenomeno appare ulteriormente confermato dal fatto che mentre nella consuetudine i maschi risultano più portati al bere rispetto alle femmine, nei comportamenti eccessivi, trainati dal gruppo, le differenze di genere tendono ad annullarsi.

Ma perché i giovani bevono? L’indagine ha evidenziato una grande differenza tra le risposte date dagli adolescenti che non bevono e quelli che hanno abitudine a bere. Secondo i primi la causa principale risiede, ancora una volta, nel desiderio/obbligo di adeguarsi al gruppo (56,6%), mentre i bevitori abituali rifiutano in gran parte di riconoscere questo condizionamento e rispondono in maggioranza “per divertirsi” (46,6%) o “sballare” (42,6%). Emerge comunque anche una dimensione più esistenziale con il 38% che sostiene che il consumo si giustifica per “dimenticare i problemi”.

Maurizio Tucci

presidente Laboratorio Adolescenza

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