Antibiotico-resistenza e infezioni delle vie urinarie

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Infezioni urinarie_55237300_MLa conoscenza dei batteri in causa nelle infezioni delle vie urinarie (IVU) e dei loro modelli di resistenza è un importante requisito per una loro gestione razionale ed efficace. Tre studi condotti in contesti socio-ambientali diversi concordano sull’eziologia da Escherichia coli nella maggioranza degli episodi di IVU (rispettivamente Europa ~50%; Oman 69%, Taiwan 68%) seguita da Klebsiella pneumoniae, mentre altri batteri (Enterococco, Proteus, Pseudomonas) sono stati rilevati in una minoranza e non solo nelle infezioni nosocomiali. Gli studi conocordano inoltre per un’elevata presenza di resistenze batteriche (fino al 30-70% a seconda degli studi) rivolte principalmente nei confronti di ampicillina, amoxicillina+ ac. clavulanico e cotrimossazolo. Valori variabili di resistenza sono stati rilevati per le cefalosporine, mentre la nitrofurantoina è risultata quella con le più basse resistenze nei tre studi. In sintesi, le resistenze batteriche stanno diventando un importante problema nel trattamento delle IVU anche dei bambini indipendentemente dall’area geografica. Ne deriva la necessità di caratterizzare il germe causa dell’infezione e utilizzare sempre più terapie mirate sulla base del’antibiogramma. Si dovrebbero poi di modificare le abitudini prescrittive per quei casi in cui non vi èl a possibilità di eseguire l’antibiogramma, utilizzando gli antibiotici meno frequentemente gravati da farmaco-resistenze. Peraltro la problematica si sta estendendo anche alle vie aree superiori: in 157 bambini con otite media trattata senza successo con antibiotici, nella maggioranza dei casi è stata identificato come agente patogeno uno Streptococcus pneumoniae, di cui il 67%dei ceppi è risultato multiresistente (Zielnik-Jurkiewicz B. et al., Int J Pediatr Otorhinolaryngol doi: 10.1016/j.ijporl.2015.09.030).

Sharef SW et al. J Infect Public Health 2015; 8: 458-465.
Wu CT et al. J Microbiol Immunol Infect doi: 10.1016/j.jmii.2015.05.016.
Alberici et al. Eur J Pediatr 2015; 174: 783-790.

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