Soccorso non sempre a misura di bambino

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Soccorso

Un triage nel 78% dei casi affidato a personale generale e non pediatrico, poco più di un terzo delle strutture esaminate con un’assistenza semi intensiva pediatrica e il 38% senza alcuna assistenza pediatrica d’emergenza, sprovviste di guardia pediatrica con attività diretta o indiretta per il pronto soccorso. Questi alcuni dati dell’indagine condotta su 188 ospedali italiani dalla Società italiana di medicina di emergenza e urgenza pediatrica (SIMEUP), gruppo di studio Obi/Pronto soccorso. Viene inoltre indicato che nel 51% dei codici gialli e nel 74% dei rossi l’assistenza viene data da un medico di urgenza del pronto soccorso generale e solo dopo da un pediatra, nel 66% e 52% dei casi. «Oggi ci sono troppi pochi medici di urgenza pediatri per affrontare il numero di codici gialli e rossi che si presentano in molte strutture. Allo stesso tempo, se guardiamo alle visite annue pediatriche nei pronto soccorso deve essere osservato che oltre il 40% delle strutture effettua meno di 5.000 visite annue pediatriche di emergenza», dice Riccardo Lubrano, presidente nazionale della SIMEUP. «Questo dato onestamente ci impone una riflessione e forse una necessità di approfondimenti sul numero effettivo di visite che giustificano il mantenimento di una struttura di emergenza pediatrica per tutte le problematiche organizzative connesse alle specificità necessarie a fornire un’attività assistenziale di emergenza di qualità secondo standard effettivi di sicurezza e su come debba essere strutturata la rete dell’emergenza pediatrica». Per un miglioramento dell’assistenza pediatrica in ospedale in situazioni di urgenza-emergenza, la SIMEUP riporta 7 proposte: centralizzazione delle strutture di pronto soccorso pediatrico; sostituzione dove possibile dei pronto soccorso piccoli con strutture di day hospital per acuti (in collegamento con i reparti per un trasferimento quando necessario dopo le 12 ore di osservazione diurna); collaborazione maggiore tra ospedale e territorio per ritrasferire a casa quando possibile con un’assistenza adeguata; assistenza semi-intensiva, con provvedimenti per portare sempre più l’assistenza dei reparti pediatrici verso le cure semi intensive; trasporto sicuro; aggiornamento dei sanitari del sistema territoriale per le patologie urgenti che non hanno bisogno di ricovero; preparazione degli operatori delle strutture di pronto soccorso generale.

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