Viaggi e rischi sanitari

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tropici_cropMalaria, epatite, febbre tifoide, febbre gialla ma anche zika, dengue e chikungunya. Al 34° Congresso della Società europea di infettivologia pediatrica-ESPID (Brighton, UK), si è parlato di terapie e profilassi per i viaggiatori. «Quando si programma un viaggio con un bambino in un Paese a elevato rischio è importante essere ben informati sui rischi di contagio di malattie infettive non presenti in Italia» spiega Susanna Esposito, direttore dell’Unità di Pediatria ad alta intensità di cura della Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale maggiore Policlinico dell’Università degli Studi di Milano e presidente dell’Associazione mondiale per le malattie infettive e i disordini immunologici (WAidid). «Una corretta profilassi vaccinale ha bisogno di un tempo adeguato, differente da patologia a patologia, per garantire la protezione dalla malattia, per cui è sempre bene, quando possibile, programmare il viaggio con anticipo, tenendo presente gli aspetti legati alla sicurezza sanitaria». L’Africa si trova al primo posto tra le aree a rischio, seguita da Sud Est Asiatico, America Latina e Medio Oriente. «Bisogna anche considerare che, in presenza di una stessa patologia, come per esempio la malaria, profilassi e terapia possono essere diverse a seconda del Paese che si visita» dice ancora Esposito. «A questo si aggiunge che i bambini richiedono forme di intervento specifiche, spesso diverse da quelle per gli adulti, come per esempio nel dosaggio dei farmaci da utilizzare e per la differente possibilità di impiego dei vari vaccini disponibili. Per gestire correttamente la prevenzione di un bambino prima di un viaggio, occorrono, quindi, specifiche competenze pediatriche». E al rientro la raccomandazione dei medici della WAidid è di monitorare possibili sintomi dopo qualche giorno a fino al mese dopo e di comunicare subito a specialisti sintomi sospetti.

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