Supplementazione con vitamina D in gravidanza e prevenzione dell’asma

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4.1.1

Alcuni dati sperimentali indicano che per ottimale sviluppo del polmone e del sistema immune nel periodo prenatale e postnatale siano necessari adeguati livelli di vitamina D. Inoltre, studi osservazionali hanno rilevato un’associazione tra assunzione di vitamina D in gravidanza, o suoi livelli nel sangue di cordone, e wheezing ricorrente o persistente nei primi anni di vita, suggerendo un rapporto tra vitamina D e prevenzione dell’asma. Due due trial clinici randomizzati hanno esplorato se la supplementazione con dosi soprafisiologiche di vitamina D in gravidanza possa avere effetti protettivi sullo sviluppo di sintomi simil-asmatici nei primi tre anni di vita. Chaves et al. hanno condotto un trial randomizzato su 623 donne di cui un gruppo assumeva le dosi standard di 400 UI/die e l’altro un’ulteriore dose di 2400 UI/die (in totale 2800 UI/die) dalla 24a settimana di gravidanza alla prima dopo il parto. Nei primi 3 anni di vita, i nati dalle donne supplementare con alti dosi (n = 315) hanno presentato un wheezing persistente non significativamente differente da quelli delle donne del primo gruppo (16% vs 20%).

Nel loro trial su 876 donne, Litonjua et al. hanno utilizzato dosi ancora maggiori (4.000 vs 400 UI) dalla 10-18a settimana di gravidanza fino al parto. I bambini delle donne supplemetate con alte dosi (n = 440) hanno presentato un 6% di minore frequenza di asma o wheezing ricorrente (24.3% vs 30.4%), ma tale valore non è risultato statisticamente significativo. Sebbene la numerosità delle due casistiche potesse essere sottodimensionata per raggiungere una significatività statistica nei primi 3 anni di vita, ambedue gli studi concludono che vi è la necessità di un maggiore follow-up per raggiungere conclusioni più dettagliate su un eventuale effetto protettivo della vitamina D in gravidanza nella prevenzione dell’asma. Non sono stati comunque rilevati effetti collaterali dalla somministrazione delle dosi più elevate di vitamina D. L’editoriale di accompagnamento (Frenare l’entusiasmo, JAMA 2016; 315: 347-348) conclude che – come per altre condizioni – le associazioni che emergono da studi osservazionali non necessariamente si traducono in vere cause patogenetiche; le associazioni derivanti da tali studi non possono pertanto essere utilizzate come basi per il trattamento di specifiche condizioni cliniche. I due studi indicano comunque che il trattamento di una ipovitaminosi in gravidanza, che deve essere assicurato in particolare nelle donne con prole a rischio di asma, può avvenire senza temere effetti collaterali per la mamma e per il bambino anche utilizzando dosi abbastanza elevate di vitamina D.

Chawes BL, et al. JAMA 2016; 315: 353-361;
Litonjua AA, et al. JAMA 2016; 315: 362-370

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