Un appello per la neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza

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Antonella Costantino
Antonella Costantino

Oltre la metà dei disturbi psichiatrici dell’adulto esordisce nell’età evolutiva; nel 2015, 8 minori su 100 hanno avuto almeno un contatto con strutture di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (NPIA) sul territorio e l’aumento annuo di richieste è stato del 7-8%; negli ultimi 5 anni l’utenza è aumentata del 40-45%; l’incremento riguarda soprattutto i disturbi psichiatrici in adolescenza e viene segnalato un +21% degli accessi in pronto soccorso e un + 28% di ricoveri in un anno. Una situazione per la quale viene segnalato uno stanziamento di risorse insufficiente da parte delle Regioni. I dati e informazioni vengono dalla Società italiana di neuropsichiatria infantile (SINPIA): «Chiediamo agli amministratori e alla società civile di riconsiderare le attuali politiche sanitarie, e di fornire un sostegno più deciso verso le attività indispensabili per affrontare i disturbi neuropsichici dell’infanzia e dell’adolescenza» è l’appello lanciato dalla SINPIA e da Antonella Costantino, presidente SINPIA, al XXVII Congresso annuale della società e in occasione della Settimana della Salute mentale. «Se infatti gli investimenti nei servizi di psichiatria dell’adulto sono pochi e vanno certamente implementati, quelli nei servizi di NPIA sono pochissimi, e soprattutto molto disomogenei tra le diverse Regioni italiane». Aggiunge Francesco Nardocci, coordinatore della Sezione scientifica di epidemiologia e organizzazione dei servizi della SINPIA: «Solo un utente su due che ne avrebbero necessità riesce a trovare risposte, spesso parziali, dai servizi di NPIA. Una situazione paradossale, in cui mentre le richieste aumentano le risorse diminuiscono, non c’è alcun documento che definisca degli standard organizzativi nei Servizi, e si è anzi attuata una generale riduzione del numero di operatori. Una condizione aggravata dal fatto che al compimento del 18esimo anno utenti e famiglie si trovano soli». La SINPIA riporta anche che, rispetto al ricovero ospedaliero, solo un utente su tre è accolto in un reparto dedicato di NPIA e per i disturbi neuropsichici in età evolutiva negli anni c’è stato un sottodimensionamento del numero dei letti di ricovero ordinario.

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