L’evoluzione del fenomeno delle dipendenze in età adolescenziale pone oggi nuove sfide ai professionisti della salute dell’età evolutiva. Accanto al persistente consumo di sostanze psicoattive (che secondo il World Drug Report (1) coinvolge oltre 330 milioni di persone nel mondo), si osserva una crescente diffusione delle cosiddette dipendenze comportamentali, correlate all’uso problematico di smartphone, social media, videogiochi e, più recentemente, strumenti basati sull’Intelligenza Artificiale.

Secondo Gabriele Sani, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Psichiatria Clinica e d’Urgenza e responsabile del CEPID (Centro Psichiatrico Integrato di Ricerca, Prevenzione e Cura delle Dipendenze) del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, il fenomeno richiede una lettura clinica ampia, capace di cogliere il legame tra comportamenti dipendenti e disagio psichico sottostante.

«Le nuove dipendenze nel nostro Paese non si fermano alle droghe più note, ma si stanno evolvendo in disfunzioni comportamentali legate anche a social e IA – avverte – Il vero rischio è riconoscere troppo tardi i segnali di questi ragazzi che stanno male e manifestano il loro malessere in questo modo. Importante è che i genitori e gli adulti ci siano, siano in grado di riconoscere i sintomi e i segni della sofferenza e accompagnino i giovani nel percorso di cura».

Un fenomeno sempre più complesso e difficile da intercettare

Nel contesto attuale, il concetto di dipendenza non è più limitato all’assunzione di sostanze. L’esperienza clinica e le più recenti evidenze scientifiche mostrano come alcuni comportamenti digitali possano assumere caratteristiche assimilabili alle dipendenze tradizionali, con ripercussioni significative sul funzionamento psicologico, relazionale e scolastico degli adolescenti.

«I dati confermano che decine di migliaia di adolescenti italiani soffrono o sono a forte rischio di dipendenze comportamentali – prosegue il professore – Parliamo di un uso compulsivo e patologico della tecnologia nelle sue varie forme: dal generico tempo passato davanti a uno schermo a social network, videogiochi etc. Queste dinamiche agiscono sugli stessi network cerebrali stimolati dalle sostanze stupefacenti, compromettendo seriamente lo sviluppo psicologico, relazionale ed educativo dei nostri ragazzi».

Come illustra Sani, la natura “invisibile” di queste dipendenze costituisce un grosso rischio. I genitori spesso «rimangono del tutto ignari del dramma che stanno vivendo i propri figli, scambiando l’isolamento per semplice timidezza o abitudine generazionale. Inoltre, quando il problema si rende evidente, si tende spesso a voler risolvere il sintomo rapidamente, senza saper affrontare il malessere di fondo alla base della dipendenza stessa. Questi ragazzi sovente hanno un disagio o una vera patologia psichiatrica che si manifesta attraverso la dipendenza. Dobbiamo sì lavorare su questa, ma anche sulla situazione psichica di base del ragazzo e sul contesto familiare e relazionale nel suo insieme».

Per il pediatra, spesso primo interlocutore sanitario della famiglia, diventa quindi essenziale riconoscere segnali precoci quali ritiro sociale, alterazioni del ritmo sonno-veglia, calo del rendimento scolastico, perdita di interesse per attività precedentemente gratificanti, irritabilità e difficoltà relazionali.

Le evidenze sulle dipendenze digitali

I dati disponibili evidenziano una crescente diffusione dei comportamenti digitali problematici tra adolescenti e giovani. Un recente studio pubblicato su Frontiers in Psychology (2) documenta, a livello globale, una prevalenza stimata della dipendenza da smartphone pari al 27%, dell’uso problematico dei social media al 17%, di internet al 14% e dei videogiochi al 6%.

Ulteriori evidenze riportano che circa un adolescente su quattro presenta un utilizzo dei social network riconducibile a un comportamento problematico, mentre la dipendenza da smartphone interessa una quota particolarmente elevata della popolazione adolescenziale. Preoccupano inoltre i dati relativi al gaming, con una significativa percentuale di giovani che manifesta modalità di utilizzo considerate ad alto rischio.

«Questi ragazzi non stanno semplicemente attraversando una fase difficile o un momento di ribellione: soffrono e vanno aiutati e curati – aggiunge il professore – Occorre strutturare percorsi di prevenzione e cura integrati, che uniscano il supporto psichiatrico alla riabilitazione comportamentale e al sostegno familiare. Soltanto attraverso un’alleanza terapeutica solida tra scuola, famiglie e centri specializzati come il CEPID possiamo squarciare il velo di isolamento in cui questi giovani si sono rifugiati, restituendo loro una prospettiva di vita reale, autentica e libera da ogni forma di schiavitù, sia essa chimica o virtuale».

IA e nuove tecnologie: opportunità e rischi

La crescente diffusione dell’Intelligenza Artificiale Generativa rappresenta un ulteriore elemento di attenzione. Secondo il report European children’s use and understanding of generative AI (3) del network EU Kids Online, il 72% degli adolescenti europei tra i 13 e i 17 anni dichiara di utilizzare abitualmente strumenti di IA generativa.

Sebbene tali tecnologie offrano importanti opportunità educative e informative, il loro utilizzo richiede accompagnamento e supervisione da parte degli adulti, soprattutto nelle fasce d’età più vulnerabili dal punto di vista emotivo e cognitivo.

Il quadro italiano: sostanze e dipendenze comportamentali

Per quanto riguarda nello specifico l’Italia, la recente Relazione annuale al Parlamento (4) sul fenomeno delle dipendenze evidenzia che nel 2025 quasi 350 mila studenti minorenni hanno dichiarato di aver utilizzato almeno una sostanza illegale nell’ultimo anno, pari a circa il 23% della popolazione scolastica under 18. Cannabis e cocaina si confermano le sostanze maggiormente diffuse.

Parallelamente, si osserva una presenza significativa di comportamenti problematici legati alle tecnologie digitali, con migliaia di preadolescenti che mostrano caratteristiche compatibili con la cosiddetta social media addiction e oltre centomila studenti considerati a rischio di internet gaming disorder.

Il ruolo delle famiglie e dei professionisti dell’età evolutiva

Secondo gli specialisti del CEPID, la gestione delle nuove dipendenze richiede un approccio multidisciplinare che integri competenze psichiatriche, psicologiche, educative e familiari. In quest’ottica, il pediatra può svolgere un ruolo chiave nell’identificazione precoce dei fattori di rischio, nell’orientamento delle famiglie e nell’invio tempestivo ai servizi specialistici.

«Siamo davanti un mondo completamente nuovo, che ovviamente non va demonizzato, né considerato la causa di ogni male, cosa che è spesso tranquillizzante e deresponsabilizzante per il mondo dei grandi – conclude Sani – Bisogna imparare a conoscerlo e gestirlo, proteggendo i nostri ragazzi non dal mondo in sé, ma dalle sue potenziali degenerazioni».

La sfida, oggi, non riguarda soltanto il contrasto all’uso di sostanze, ma l’individuazione precoce di tutte quelle forme di vulnerabilità che possono manifestarsi attraverso comportamenti dipendenti. Un obiettivo che richiede la collaborazione tra famiglia, scuola e professionisti sanitari, con particolare attenzione ai segnali precoci di disagio nell’età evolutiva.

Fonti

  1. Global drug use reaches record high as increasingly potent synthetic drugs spread | UN News
  2. Zhou J, Chen Z, Wu H, Guan G, Li Y, Kang Y, Sun R and Liu Y (2026) The influence of digital addiction on adolescents’ subjective wellbeing: a meta-analysis. Front. Psychol. 17:1776619. doi: 10.3389/fpsyg.2026.1776619
  3. Staksrud, E., Mascheroni, G., Milosevic, T., Ní Bhroin, N., Ólafsson, K., Şengül-İnal, G., & Stoilova, M. (2026). European children’s use and understanding of generative AI. EU Kids Online V.
  4. Presentazione della Relazione 2026 al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia

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