I più recenti dati della sorveglianza nazionale confermano che il morbillo continua a rappresentare un rilevante problema di sanità pubblica nel nostro Paese. Secondo quanto riportato dall’Istituto Superiore di Sanità, nel solo mese di gennaio 2026 sono stati notificati 84 casi, un numero più che doppio rispetto ai 34 registrati nello stesso periodo dell’anno precedente.

Nel 2025 i casi complessivi sono stati 529, con segnalazioni provenienti da 20 Regioni e Province autonome. Oltre la metà dei casi è stata registrata in Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio, Calabria e Sicilia, a conferma della persistente circolazione del virus sul territorio nazionale.

Un’infezione che non riguarda solo i bambini

L’attuale epidemiologia del morbillo mostra come la malattia interessi sempre più frequentemente adolescenti e giovani adulti suscettibili. Nel 2025 l’età mediana dei casi segnalati è stata pari a 31 anni, mentre nei primi dati del 2026 si è attestata a 28 anni.

Tuttavia, l’incidenza più elevata continua a essere osservata nei bambini più piccoli, in particolare nella fascia 0-4 anni e nei lattanti al di sotto dell’anno di età. Si tratta di soggetti particolarmente vulnerabili, poiché non hanno ancora completato il ciclo vaccinale e possono sviluppare forme cliniche più severe e un maggior rischio di complicanze.

Inoltre, sebbene il morbillo venga talvolta percepito come una malattia dell’infanzia a decorso benigno, i dati della sorveglianza nazionale evidenziano un quadro differente. Nel corso del 2025 circa un terzo dei casi notificati ha sviluppato almeno una complicanza.

Tra quelle riportate con maggiore frequenza figurano la polmonite e il coinvolgimento epatico, documentato da epatite o aumento delle transaminasi. Questi dati richiamano l’attenzione sull’importanza della prevenzione primaria e della tempestiva identificazione dei casi.

Vaccinazione: la principale misura di prevenzione

L’analisi dei dati conferma inoltre che la maggior parte dei casi con stato vaccinale noto si è verificata in soggetti non vaccinati. Questo dato ribadisce il ruolo centrale della vaccinazione nel controllo della diffusione del virus e nella protezione dei soggetti più fragili. La vaccinazione contro morbillo, parotite e rosolia (MPR), prevista dal Calendario Nazionale Vaccinale, infatti, rappresenta lo strumento più efficace per prevenire la malattia e limitarne la circolazione.

Come sottolinea la Teresa Mazzone, presidente nazionale della Confederazione Italiana Pediatri (CIPe): «Il morbillo è una malattia altamente contagiosa e può provocare complicanze anche gravi. La vaccinazione con due dosi di vaccino MPR rappresenta lo strumento più efficace per proteggere sé stessi e le persone più vulnerabili, inclusi i bambini troppo piccoli per essere vaccinati».

Il ruolo del pediatra

In questo contesto il pediatra di libera scelta continua a rivestire un ruolo fondamentale sia nel monitoraggio dello stato vaccinale dei propri assistiti sia nell’attività di counselling rivolta alle famiglie. La verifica delle coperture vaccinali, il recupero dei soggetti non vaccinati o parzialmente vaccinati e la corretta informazione sui benefici della vaccinazione restano strumenti essenziali per ridurre il numero di persone suscettibili e limitare l’insorgenza di nuovi focolai.

Particolare attenzione va inoltre riservata al riconoscimento precoce dei sintomi compatibili con il morbillo (febbre, tosse, congiuntivite ed esantema maculo-papuloso), al fine di favorire una tempestiva presa in carico clinica e l’adozione delle necessarie misure di sanità pubblica.

Infine, il pediatra può trasferire alle famiglie le seguenti raccomandazioni delle autorità sanitarie:

  • verificare regolarmente lo stato vaccinale dei bambini e degli adolescenti;
  • completare il ciclo vaccinale con due dosi di vaccino MPR secondo le indicazioni previste dal calendario nazionale;
  • rivolgersi al pediatra o ai servizi vaccinali in caso di dubbi sulla propria situazione vaccinale;
  • contattare il medico in presenza di sintomi compatibili con il morbillo;
  • evitare l’accesso non necessario a luoghi affollati o strutture sanitarie in caso di sospetto clinico, seguendo le indicazioni ricevute dal curante.

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