Da una ricerca (“Ultra-Processing and Nutrient Quality of Commercial Toddler Foods in Grocery Stores“) condotta negli Stati Uniti è risultato che quattro prodotti per l’infanzia venduti nei supermercati su cinque sono ultraprocessati, e che in un caso su due non incontrano gli standard che L’OMS ha stabilito per alimenti commerciali destinati ai bambini. I risultati della ricerca sono stati presentati in occasione di Nutrition 2026, il principale congresso annuale dell’American Society for Nutrition.
L’indagine è stata condotta su 2.783 prodotti alimentari destinati a bambini tra 6 e 36 mesi, disponibili in 21 supermercati di Austin, in Texas. L’81% dei prodotti analizzati è stato classificato come ultraprocessato secondo la metodologia NOVA, un sistema di classificazione degli alimenti basato sul grado di lavorazione industriale necessario per produrli. Inoltre, il 17% dei prodotti non rispettava i livelli raccomandati dall’OMS per il contenuto di zuccheri, il 25% non rispettava quelli relativi al sodio, l’11% quelli relativi ai grassi e il 12% quelli relativi alla densità energetica. Il 49% non rispetta almeno uno degli standard nutrizionali indicati dal Nutrition and Promotion Profile Model dell’OMS per gli alimenti commerciali rivolti a questa fascia d’età.
Tra gli esempi di alimenti che superavano tali raccomandazioni figurano le puree di frutta in busta (ad alto contenuto di zuccheri), le barrette d’avena (ad alto contenuto di zuccheri e calorie) e gli snack croccanti al formaggio (cheese puffs, ad alto contenuto calorico), oltre a prodotti pronti tipici del mercato statunitense come i maccheroni al formaggio (ad alto contenuto di sodio e grassi), gli snack a base di tacchino (ad alto contenuto di sodio e grassi), gli snack soffiati al burro di arachidi (peanut butter puffs, ad alto contenuto di sodio, grassi e calorie).
Possibili effetti degli alimenti processati sul comportamento
Gli alimenti consumati dai bambini durante la prima infanzia possono contribuire a determinare le preferenze e le abitudini alimentari che persistono nel corso dell’infanzia, influenzando la salute a lungo termine. Secondo lo studio, i prodotti ultraprocessati hanno una probabilità maggiore di presentare un elevato contenuto di zuccheri rispetto ai prodotti meno processati, ed è riconosciuto che un elevato consumo di zuccheri sia dannoso per la salute dei bambini piccoli.
La ricerca è limitata a un campione ridotto e riferito al mercato statunitense, certamente diverso da quello europeo e italiano. Tuttavia il consumo di alimenti ultraprocessati è molto diffuso, nonostante sia sempre più chiaro il ruolo di questi alimenti nel rischio di sviluppare malattie croniche anche in età adulta.
Da uno studio osservazionale canadese (“Ultraprocessed Food Consumption and Behavioral Outcomes in Canadian Children“) è emerso che un maggior consumo di cibi processati è associato alla maggior presenza di sintomi a livello emotivo e comportamentale nel periodo successivo.
Lo studio ha valutato 2.077 bambini nell’ambito della coorte prospettica CHILD. Il consumo di alimenti ultraprocessati è stato rilevato, all’età di tre anni, mediante un questionario sulla frequenza di consumo di 112 alimenti, classificandoli secondo il sistema NOV; gli aspetti comportamentali ed emotivi sono stati valutati, all’età di cinque anni, mediante il Child Behavior Checklist, uno strumento validato che comprende 99 voci e valuta diversi sintomi comportamentali ed emotivi, con punteggi da 0 a 100. Punteggi più elevati indicano una maggiore presenza di problemi comportamentali (riferiti dal caregiver).
Ansia e aggressività più frequenti per consumi elevati di alimenti ultraprocessati
L’analisi degli schemi alimentari del campione ha rilevato che nei bambini di tre anni gli alimenti ultraprocessati rappresentavano in media il 45,5% dell’apporto energetico totale, a fronte del 37,9% associato agli alimenti minimamente processati. I ricercatori hanno osservato che una maggiore quota di energia proveniente da alimenti ultraprocessati è associata, due anni più tardi, ossia all’età di cinque anni, a una maggiore presenza di manifestazioni psico-emotive.
Tra le diverse categorie di alimenti ultraprocessati analizzate, le associazioni più evidenti con gli esiti comportamentali sono state riscontrate per le bevande artificiali e zuccherate, mentre anche il consumo di pane e cereali ultraprocessati e di piatti pronti è risultato associato a una maggiore presenza di ansia, paura, aggressività e iperattività. Al contrario, la sostituzione di una quota di alimenti ultraprocessati con altri minimamente processati è stata associata a punteggi comportamentali ed emotivi più bassi.
Data la natura osservazionale dello studio, i risultati non consentono di stabilire un rapporto causale tra consumo di alimenti ultraprocessati e comportamento infantile. Gli autori sottolineano, tuttavia, come un tipo di alimentazione che privilegi cibi minimamente processati in età prescolare possa supportare un miglior sviluppo del comportamento, con benefici potenziali per la salute a lungo termine. Questi risultati evidenziano inoltre la necessità di interventi di educazione alimentare fin dalla prima infanzia.
Fonti
- Hudson E, Pasch K, Mei B, Sylvetsky A, Davis J, Burgermaster M. Ultra-Processing and Nutrient Quality of Commercial Toddler Foods in Grocery Stores. Current Developments in Nutrition, Volume 10, Supplement 1, 2026, 108499, ISSN 2475-2991
- Kavanagh ME, Chen ZH, Tamana SK, et al. Ultraprocessed Food Consumption and Behavioral Outcomes in Canadian Children. JAMA Netw Open. 2026;9(3):e260434.


