I neonati pretermine rappresentano circa il 6,5% delle nascite in Italia. Tra questi, i late preterm (34-36 settimane di gestazione) costituiscono circa il 5% dei nati, mentre i moderate preterm (32-33 settimane) rappresentano lo 0,7%. Sebbene meno fragili rispetto ai grandi prematuri, questi bambini continuano a porre importanti sfide assistenziali e organizzative.

Secondo quanto riportato dalla Società Italiana di Neonatologia (SIN), ogni anno in Italia nascono circa 20 mila neonati moderate e late preterm. Si tratta di una popolazione molto eterogenea: nello spettro che va dalle 32 alle 36 settimane di età gestazionale convivono infatti condizioni cliniche estremamente diverse, che richiedono livelli di assistenza differenti, da cure intensive paragonabili a quelle dei prematuri più gravi fino a percorsi molto vicini a quelli riservati ai nati a termine.

Nonostante la loro rilevanza numerica, i neonati moderate e late preterm sono stati storicamente meno studiati rispetto ai pretermine molto ed estremamente prematuri. La limitata disponibilità di evidenze scientifiche dedicate ha portato spesso gli operatori a gestire questi pazienti adattando protocolli sviluppati per i prematuri più gravi o, al contrario, per i neonati sani a termine.

A ciò si aggiunge il dato epidemiologico, che documenta come il rischio di sviluppare alcune patologie croniche nel corso della vita rimanga più elevato nei nati pretermine rispetto ai nati a termine, anche nelle forme più lievi di prematurità, pur con un’incidenza progressivamente inferiore all’aumentare dell’età gestazionale.

La fotografia dell’assistenza in Italia

Per comprendere meglio l’attuale organizzazione delle cure, la SIN ha istituito una specifica commissione che ha elaborato una survey nazionale, i cui risultati sono stati presentati in occasione del XXXII Congresso Nazionale SIN, in programma a Bari dal 28 al 30 ottobre 2026. L’indagine, condotta tra marzo e maggio 2026, ha coinvolto 197 ospedali italiani, raggiungendo una copertura pari al 73% dei nati nel nostro Paese e fornendo una fotografia ampia delle pratiche assistenziali adottate nei diversi contesti neonatologici.

I dati mostrano una sostanziale omogeneità nell’approccio ai neonati moderate preterm, assistiti prevalentemente nei reparti dotati di Terapia Intensiva Neonatale (TIN) e gestiti con modalità più vicine a quelle riservate ai prematuri di età gestazionale inferiore. La survey ha approfondito in particolare due aspetti: il supporto respiratorio e i percorsi di follow-up.

Per quanto riguarda i late preterm, che possono essere assistiti anche in strutture prive di TIN in base alle condizioni cliniche, sono stati valutati diversi elementi dell’assistenza, tra cui la gestione in sala parto, il contatto pelle a pelle, l’avvio precoce dell’allattamento, il rooming-in, l’esecuzione di esami diagnostici e le modalità di follow-up.

Pur tenendo conto dei limiti metodologici propri di una survey volontaria, i risultati evidenziano una diffusione ampia di pratiche considerate standard, come il rooming-in, e una sostanziale uniformità di comportamento tra centri di primo livello e strutture dotate di TIN. Un dato ritenuto particolarmente significativo riguarda proprio l’omogeneità dei trattamenti tra realtà assistenziali differenti, a testimonianza della diffusione delle evidenze scientifiche e degli standard assistenziali nei diversi livelli di cura.

Persistono tuttavia alcune differenze organizzative, legate soprattutto all’eterogeneità clinica dei late preterm. In particolare, molti clinici tendono a considerare i nati prima delle 35 settimane più simili ai moderate preterm che ai late preterm più vicini al termine.

L’obiettivo: raccomandazioni dedicate

«La conoscenza dello stato attuale delle cure e dell’atteggiamento nei confronti dei neonati moderate e late preterm è un passo rilevante per un approccio razionale al miglioramento della loro assistenza – ha dichiarato Massimo Agosti, presidente SIN – I dati raccolti con la survey ci offrono una fotografia più chiara delle pratiche cliniche nei nostri reparti. Solo partendo da questa consapevolezza potremo definire percorsi assistenziali standardizzati e raccomandazioni clinico-assistenziali ad hoc, al fine di ottimizzare le risorse e garantire a questi neonati e alle loro famiglie un’assistenza adeguata e uniforme su tutto il territorio nazionale”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here