di Silvano Bertelloni

Per fronteggiare la pandemia da SARS-CoV-2, molti paesi hanno adottato misure di restrizione sociale che hanno interessato anche i minori, determinando limitazioni delle usuali attività quotidiane (scolastiche, ricreative, affettive, etc.) con possibili ripercussioni sulla salute fisica e mentale (v. anche Il Pediatra 1/2021, pag. 12). Bambini e adolescenti esposti a uno stato di prolungato isolamento fisico, unitamente alla costante e pervasiva espansione del processo di digitalizzazione, possono cercare forme non convenzionali di socializzazione disponibili su Internet, con il rischio di nuove dipendenze derivanti da un suo uso eccessivo o improprio (v. anche Il Pediatra 4/2020, pag. 14). L’attuale contesto sociale, infatti, ha esposto alcune frazioni più vulnerabili della popolazione – come bambini e adolescenti – a nuovi rischi legati alla più ampia e prolungata esplorazione del cyberspazio. In questi ultimi mesi alcuni tristi fatti di cronaca hanno messo chiaramente in evidenza anche alla popolazione generale i rischi di un uso patologico di alcuni “social media” da parte di pre-adolescenti e adolescenti. Una recente newsletter dell’European Paediatric Association,Union of National European Paediatric Societies and Associations (EPA/UNEPSA, www.epa-unepsa.org) ha sottolineato come in questo periodo i minori – oltre ai rischi più diffusamente conosciuti dell’ ”open web” – possono essere attratti in aree altamente pericolose (“dark web”), che ospitano contenuti non etici e attività illegali (es. traffico di droga, pornografia, adescamento sessuale, gioco d’azzardo, istigazione alla violenza etc). Vengono così ulteriormente motivate le preoccupazioni sulla salute digitale formulate alcuni anni addietro da Roberto Burgio (“Una Pediatria per la Società che cambia”, 2007) per i giovani che adottano comportamenti on-line a rischio, quando non vi sia un forte impegno pedagogico delle agenzie educative e in primo luogo della famiglia.

La stessa newsletter dell’EPA/UNEPSA sottolinea come diversi governi stiano sviluppando misure che mirano a rafforzare l’offerta di risorse positive dal punto di vista culturale e ricreativo tramite piattaforme atte a fornire a genitori ed educatori un panorama di contenuti in grado di ridurre lo stress e riempire il tempo libero. A tale scopo è però indispensabile – oltre a una maggiore competenza e familiarità con la tecnologia per i genitori – che le famiglie acquisiscano l’abitudine di utilizzare gli strumenti digitali insieme ai figli per metterne in evidenza opportunità e rischi fin dai primi anni di vita, oltre ad acquisire la capacità di effettuare un adeguato controllo sul loro utilizzo.

Nell’attuale fragile contesto sociale indotto dalla pandemia da COVID-19, i pediatri possono svolgere un ruolo centrale nel consigliare le famiglie su come gestire al meglio il tempo dei propri figli e proteggerli dai rischi di un utilizzo incontrollato del web. Progetti come “In rete con i ragazzi. Una guida all’educazione digitale” promosso dalla Società Italiana di Pediatria in collaborazione con Polizia Postale e delle Comunicazioni, ANCI, Google e con l’obiettivo di fornire strumenti di supporto per guidare i nativi digitali verso un rapporto equilibrato con la rete rappresentano esempi da valorizzare e diffondere.

Non si devono, però, dimenticare le rilevanti opportunità di Internet per promuovere attività di prevenzione ed educazione alla salute, monitoraggio dei comportamenti e nuovi modelli assistenziali. Alcuni esempi sono riassunti a pag. 4 e seguenti di questo numero. Il Pediatra si impegna quindi a favorire un costante aggiornamento e un’ampia discussione su queste tematiche per meglio definire rischi e opportunità delle nuove tecnologie per la salute di bambini e adolescenti.

 

…Perché gli anziani hanno bene impressi nei ricordi gli anni della giovinezza?

I bambini e gli adolescenti sono una spugna che attrae esperienze coinvolgendo nel processo mnemonico tutti i cinque sensi e molto altro che dobbiamo ancora comprendere. Il profumo dell’erba tagliata, una corsa al tramonto in spiaggia, il sapore di un dolce rubato e l’ansia per essere scoperti, la carezza della mamma o il primo bacio. Il sorriso di un nonno lo vedi uscire dai suoi racconti d’un tempo. Siamo proprio sicuri di voler creare una società senza ricordi, o peggio quelli legati alla fredda luce blu di uno schermo?

Ivo Nardella

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