Mamme con disabilità in rete per informare, formare, condividere abbattendo ostacoli e pregiudizi

Uno spazio dove confrontarsi, raccontare e condividere le proprie storie, le proprie difficoltà, trovare suggerimenti e consigli pratici, aiuti nella gestione quotidiana, nel vivere, mamme con disabilità, la maternità. Nata come chat privata di tre mamme, si è pian piano allargata a sempre più donne fino a diventare pagine social, DisabilmenteMamme, un progetto che vede la collaborazione di ginecologi, ostetriche, motival coach, progettisti esperti nell’abbattimento delle barriere architettoniche. Uno spazio dove si incontrano donne con disabilità che vivono appieno la loro gravidanza e maternità.

“Cerchiamo di combattere pregiudizio, disinformazione e paura e il fatto che in poco tempo contiamo già migliaia di iscritti, con un trend in crescita, è segno che ce n’era bisogno, che era ora di parlare con consapevolezza e liberamente di un argomento che per molti, disabili e non, è ancora un tabù”, racconta Antonella Tarantino, Presidente di DisabilmenteMamme, editor e mamma di un bambino di sei anni. “Io stessa, quando sono rimasta incinta mi sono scontrata con tanti silenzi ma soprattutto con tanti pregiudizi; mi dicevano ‘ma che fai? Sei tu che hai bisogno di qualcuno che ti assista, come puoi occuparti di un figlio?’, ‘sei egoista’ oppure ‘ti senti un’eroina?’.

Donne, mogli e mamme, con qualche difficoltà in più, o diversa. Continua Antonella Tarantino: “A nessuno veniva in mente che noi disabili siamo innanzitutto donne che, al pari delle altre, hanno ambizioni, sogni e desideri. Poi siamo o possiamo essere mogli, ma anche qui ho constatato la difficoltà di pensare che una disabile possa sposarsi (non poche volte mio marito è stato scambiato per un caregiver), come fossimo asessuate. Infine siamo o vogliamo essere mamme, con qualche ostacolo in più nel corso di questa avventura, ma semplicemente mamme. La disabilità c’è, è parte di te, ma non è te stessa, non ti identifica come un marchio, un’etichetta”.

La presenza di una disabilità in una mamma, racconta Samanta Crespi, co-fondatrice di DisabilmenteMamme e mamma a sua volta di una bimba di quattro anni e mezzo, trova ostacoli anche nel mondo medico-sanitario: “Anch’io mi sono sentita spesso giudicata e umiliata. Mi sono sentita chiedere se non avevo pensato di poter trasmettere la malattia a mio figlio, quando invece si tratta di malformazioni e non di malattie genetiche trasmissibili. Ho dovuto cambiare ospedale per poter avere un parto naturale, poiché nella struttura a cui mi ero rivolta non ho avuto possibilità di scelta rispetto al cesareo”. Ed ecco che, attraverso la rete di mamme con disabilità che si è formata, è possibile anche un’informazione in merito alle “strutture idonee, con esperienza di gravidanze di donne disabili, proprio per permettere libertà di scelta quanto alle modalità del parto”, aggiunge Samanta Crespi.

Lo spazio permette di raccontare le proprie esperienze, difficoltà, fatiche, di fare domande ma anche di condividere soluzioni e, come spiega Margherita Rastiello, vice-presidente di DisabilmenteMamme e mamma di un bimbo di due anni, “arricchire gli altri di tutti quegli accorgimenti, quelle strategie che dobbiamo escogitare quando allattiamo o quando usiamo il fasciatoio o quando, essendo difficile spostarsi, lo dobbiamo sostituire con un altro spazio dove cambiare e poter lavare il nostro bambino sullo stesso piano. Ma raccontiamo anche la normale vita quotidiana, quindi la gestione delle pulizie con tutti i nostri percorsi mentali prima che fisici, costellati di punti di appoggio che ci aiutano nelle attività. Insomma, facciamo tutto, solo che lo facciamo diversamente”.

Non è facile vivere e accettare la propria disabilità, le fondatrici del gruppo ne sono ben consapevoli, ma, dice ancora Antonella Tarantino, “Per quanto contino il carattere, l’educazione familiare, la sensibilità personale, accettarsi è la chiave di tutto, non accettarsi significa sentirsi perennemente inadeguata, accettarsi per come si è e accettare anche l’aiuto degli altri significa essere libere”. Accettare, condividere, essere consapevoli, da cui l’invito delle tre mamme: “bisogna parlare di più, informarsi e informare, condividere storie e soluzioni, aumentare la consapevolezza, fare rete per godere della genitorialità in pienezza, nonostante la presenza di una disabilità”.

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