L’utilizzo del paracetamolo in gravidanza non è associato all’insorgenza di autismo, disturbi neurologici o dell’attenzione nei bambini. Un’ampia revisione sistematica e metanalisi internazionale (Prenatal paracetamol exposure and child neurodevelopment: a systematic review and meta-analysis”), che ha coinvolto anche istituzioni italiane, come l’Università di Bologna, di Chieti-Pescara, di Ferrara, insieme all’Università di Liverpool, del Karolinska Institutet (Svezia) e del St George’s Hospital di Londra (Regno Unito), pubblicata su The Lancet Obstetrics, Gynecology & Women’s Health sfata ogni dubbio, sostenuta dalla metodologia rigorosa con cui la revisione è stata condotta.

Lo studio nel dettaglio

Quarantatre lavori considerati, selezionati tramite i principali motori di ricerca (MEDLINE, Embase, ClinicalTrials.gov e Cochrane Library) dall’inizio al 30 settembre 2025, per un totale di oltre 300 mila gravidanze.

Dall’analisi non emergono evidenze che colleghino l’uso di paracetamolo, farmaco analgesico e antipiretico fra i più frequenti e comunemente utilizzati nella gestione e controllo della febbre, con lo sviluppo di disturbi dello spettro autistico, disturbi dell’attenzione come ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività), disabilità intellettiva o altri disturbi neurologici nei bambini le cui madri hanno assunto paracetamolo durante la gravidanza.

Evidenze sostenute, oltre che dai numeri importanti indagati, dalla selezione di studi condotti con metodi di ricerca più rigorosi: quelli a basso rischio di bias, quelli con almeno cinque anni di follow-up e quelli basati sul confronto tra fratelli. La valutazione della qualità degli studi inclusi nella indagine è stata fatta utilizzando lo strumento Quality In Prognosis Studies (QUIPS) mentre, metodologicamente, l’analisi si è avvalsa della sibling comparion, ovvero il confronto tra fratelli biologici che condividono lo stesso ambiente familiare e gran parte del patrimonio genetico, ma esposti diversamente al farmaco (una gravidanza con esposizione al paracetamolo, un’altra no), tenendo conto anche dei fattori genetici condivisi, della famiglia condivisa e delle caratteristiche genitoriali a lungo termine.

Endpoint primari erano le associazioni tra l’esposizione prenatale al paracetamolo e la probabilità di disturbi dello spettro autistico, ADHD e disabilità intellettiva. L’indagine è stata condotta a seguito della notizia, a settembre 2025, dell’amministrazione degli Stati Uniti che suggeriva che il paracetamolo, utilizzato fino ad allora in sicurezza in tutti il mondo, in realtà in gravidanza potesse essere connesso all’insorgenza specificatamente di autismo nei bambini.

I risultati emersi

Le analisi, come detto, sono state limitate a studi di confronto tra fratelli con stime aggiustate e calcolo degli odds ratio (OR). Le metanalisi a effetti casuali hanno utilizzato il metodo generico della varianza inversa e sono state eseguite, laddove possibile, analisi di sottogruppo, ad esempio sul trimestre, durata dell’uso, sesso della prole e durata del follow-up e così via.

Considerando gli studi di confronto tra fratelli, dall’esposizione al paracetamolo durante la gravidanza non è emerso alcun rischio di disturbo dello spettro autistico (OR 0,98, IC 95% 0,93–1,03; p=0,45), ADHD (0,95, 0,86–1,05; p=0,31) o disabilità intellettiva (0,93, 0,69–1,24; p=0,63). Non è stata inoltre riscontrata alcuna associazione tra l’assunzione di paracetamolo durante la gravidanza e il disturbo dello spettro autistico (OR 1,03, IC 95% 0,86–1,23; p=0,78), ADHD (0,97, 0,89–1,05; p=0,49) o disabilità intellettiva (1,11, 0,92–1,34; p=0,28), considerando solo gli studi a basso rischio di bias secondo QUIPS. Questa assenza di associazione persisteva considerando tutti gli studi con stime aggiustate e in quelli con più di 5 anni di follow-up.

I dati tranquillizzano nella loro globalità: non indicano, infatti, alcun aumento clinicamente significativo della probabilità di disturbi dello spettro autistico, ADHD o disabilità intellettiva nei figli di donne in gravidanza che usano il paracetamolo secondo le raccomandazioni esistenti sulla sua sicurezza. Pertanto questi risultati suggerirebbero che possibili collegamenti segnalati in precedenza con autismo possono essere riconducibili ad altri fattori, come la predisposizione genetica, febbre alta, infezioni o dolore materno, piuttosto che a un effetto diretto del paracetamolo stesso.

In conclusione

L’utilizzo del paracetamolo è sicuro in gravidanza se preso secondo le indicazioni, non sovradosato e nelle epoche giuste, e rimane la prima linea di trattamento raccomandata alle donne incinta in caso di febbre o dolori. Evitarne l’utilizzo sulla base di evidenze non confermate potrebbe mettere a rischio la salute sia delle donne che dei bambini. La febbre in gravidanza, in particolare, se non trattata adeguatamente può portare a gravi complicazioni tra cui aborto, anomalie congenite, nascite premature e disturbi del neurosviluppo.

Fonte:

  • D’Antonio F, Flacco ME, Della Valle L et al. Prenatal paracetamol exposure and child neurodevelopment: a systematic review and meta-analysis. Lancet Obstetrica, Gynecology &Women’s Health, 2026. Doi: https://doi.org/10.1016/S3050-5038(25)00211-0

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