La Convenzione sui Diritti di Infanzia e Adolescenza è stata approvata oltre 36 anni fa (20 novembre 1989) dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Successivamente, è stata ratificata da 196 Stati (sui circa 200 globalmente presenti sul nostro pianeta; in Italia la ratificazione è avvenuta con la legge n. 176, 27 maggio 1991), vincolandoli al rispetto dei diritti in essa riconosciuti e impegnandoli a utilizzare il massimo delle risorse disponibili per tutelare il sano sviluppo dei minorenni.

Purtroppo, tale documento rimane ancora largamente disatteso. “Senza nulla togliere al suo valore fondamentale, a rileggerla oggi appare carta straccia” ha scritto Maurizio Tucci (https://laboratorioadolescenzamagazine.org). Le magistrature forniranno dati precisi, ma i tragici fatti di inizio anno in un Cantone svizzero sembrano indicare che pace e diritti dei giovani possano essere disattesi anche in Paesi socialmente e tecnologicamente avanzati, caratterizzati, nell’immaginario collettivo, da ordine, da rispetto delle regole e dalla più antica neutralità militare riconosciuta fin dal Trattato di Parigi (1815).

Per quanto riguarda poi l’assenza di guerra, la situazione non è purtroppo tale in molti Paesi. Basti ricordare gli oltre 55 conflitti armati attivi nel mondo, di cui alcuni sono molto presenti anche nei media, ma la maggioranza di essi rimane generalmente “silenziosa” per l’opinione pubblica. Tutti, in ogni caso, risultano devastanti per le popolazioni coinvolte, sia dal punto di vista materiale sia emotivo, in particolare per bambini e adolescenti, negando loro il diritto di crescere in salute (v. Il Pediatra 4/2025).

Le guerre tolgono risorse a investimenti per i fabbisogni delle popolazioni e, unitamente a distruzioni, povertà, diseguaglianze favoriscono fenomeni di migrazione, che possono reintrodurre nelle nazioni “agiate” malattie ritenute un ricordo del passato, ma che devono essere tenute in considerazione quando si presentano quadri clinici oggi meno comuni.

Un ritorno di “vecchie” malattie infettive, tuttavia, può dipendere anche dal fenomeno denominato “esitazione vaccinale”, conseguente al fatto che si ha più timore di ipotetici effetti collaterali dei vaccini che delle malattie prevenibili con il loro uso. Gli adolescenti, che necessitano di opportuni richiami o di nuove immunizzazioni, sono in questo senso una popolazione particolarmente a rischio per diversi motivi (es. scarso interesse alla prevenzione nel pieno di un’età in cui si sentono “immortali”, rivendicazione di una propria autonomia decisionale, rapporti conflittuali con famiglia-autorità, anche se si trovano ancora in una fase di dipendenza dalla stessa, minore attenzione o divergenze tra i genitori verso i booster di richiamo) (R. Russo, in: Manuale di Medicina dell’Adolescenza, 2025).

A questo proposito, è emblematico quanto avvenuto in Toscana. In questa Regione, una con le maggiori coperture vaccinali, 384 bambini e adolescenti sono stati ricoverati per pertosse nel periodo 2016-2024. Il numero annuo di casi è aumentato da una media di 28,2 casi nel 2016-2019 a 259 casi nel 2024. Di questi, oltre la metà ha riguardato gli adolescenti (n = 136, 52,5%), di cui l’86,9% non era vaccinato o non aveva ricevuto il secondo richiamo, mentre i neonati hanno rappresentato solo il 7% dei casi [Nieddu et al. Euro Surveill. 2025; 30: pii=2500062]. Di pertosse, inoltre, si continua a morire, come è accaduto a un ragazzo piemontese di 12 anni, per il cui decesso sono indagate per omicidio colposo due pediatre.

Patologie infettive, erroneamente ritenute scomparse, rimangono quindi di estrema attualità e questa Rivista ritiene opportuno offrire un aggiornamento costante anche su tali malattie, ai fini di un loro pronto riconoscimento e a tutela del diritto alla salute per tutti i minorenni che si trovano a vivere nel nostro Paese.

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