Le prime interazioni papà-neonati possono essere determinanti nell’influenzare la salute del bambino, soprattutto cardio-metabolica, nel lungo periodo. Ciò a seguito anche di un cambiamento delle dinamiche famigliari interne. È quanto sostiene uno studio del Penn State College of Health and Human Development (Longitudinal associations between father– and mother–child interactions, coparenting, and child cardiometabolic health”) pubblicato su Health Psychology.

Non basta dire (inter)relazione

A fare la differenza è la qualità dei primi rapporti che si instaurano nelle dinamiche bimbi-genitori. Dove hanno un peso sia le relazioni con la mamma, che resta la prima figura referenziale per i piccoli, ma anche quelle con i papà, invece spesso sottovalutati, specie nella primissima infanzia, tanto da impattare sugli esiti di salute cardiaca e metabolita durante la crescita.

A dimostrarlo è una ricerca che ha preso in esame triadi (figlio-padre-madre) provenienti da uno studio randomizzato su Family Foundations. Le evidenze suggerirebbero che bambini che a 10 mesi avevano goduto di una relazione calorosa con il papà e di supporto allo sviluppo e che mostravano una co-genitorialità più positiva anche con la madre all’età di due anni, si traducevano a livello clinico in analisi del sangue e indicatori di salute fisica migliori a sette anni. Associazioni che non si osserverebbero in assenza di una relazione calorosa della madre con il bambino a 10 mesi né dalla co-genitorialità, più o meno positiva, a due anni: vale a dire, a differenza della relazione paterna, il rapporto madre-bambino non sarebbe predittivo per la salute a sette anni.

I dati emersi dall’attuale studio sono in linea con ricerche precedenti secondo cui bambini cresciuti in famiglie conflittuali o instabili possono essere più esposti a problemi di salute, tra cui infiammazione elevata, minore governo della glicemia e obesità. L’innovazione dello studio del Penn State College è il contesto: l’analisi della relazione genitoriale non vene limitata alla sola madre, ma si estende all’intero nucleo famiglia e alle varie interazioni interne.

Lo studio

I ricercatori hanno esaminato video e altre informazioni provenienti da 399 famiglie negli Stati Uniti, tra cui una madre, un padre e il primo figlio, di cui l’83% bianche non ispaniche, con livelli di istruzione e reddito superiori alla media. Sono stati registrati video di 18 minuti dei genitori che giocavano con il proprio figlio, quando il bambino aveva 10 e 24 mesi, per osservare e analizzare i comportamenti genitoriali individuali e di co-genitorialità, assegnando dei codici alle caratteristiche sia della madre sia del padre. Per esempio genitori che rispondevano al bambino in modo tempestivo oppure no, la calorosità dei comportamenti di entrambi verso il piccolo, l’appropriatezza delle risposte dei genitori funzionali all’età del bambino e così via.

In termine di co-genitorialità è stata posta maggiore attenzione se i genitori competevano fra loro per accaparrarsi l’attenzione del bambino, piuttosto che giocare insieme o alternarsi in modo più naturale. In questa seconda analisi è emerso che quando un genitore conquistava l’attenzione del bambino in modo competitivo l’altro spesso si ritirava dall’interazione, disimpegnandosi dal gioco.

I dati di salute

Su un campione di sangue prelevato a sette anni di età del bambino, i ricercatori hanno misurato quattro indicatori consolidati di salute cardiaca e metabolica:

  • colesterolo;
  • emoglobina glicata (HbA1c) che riflette la glicemia media nell’arco di due o tre mesi;
  • interleuchina-6 (IL-6), un messaggero del sistema immunitario che rappresenta l’infiammazione;
  • proteina C-reattiva (PCR), un marcatore dell’infiammazione prodotto dal fegato.

Utilizzando modelli di equazioni strutturali, è stato possibile rilevare una connessione tra il comportamento di un padre a 10 mesi e gli indicatori di salute del figlio all’età di sette anni. Coloro che si mostravano meno sensibili nei confronti del figlio avevano maggiori probabilità di competere per l’attenzione del bambino e/o di ritirarsi dai giochi in famiglia quando il bambino aveva 24 mesi e maggiori e più importanti erano le occasioni di comportamento genitoriale competitivo-ritirato, maggiori erano i livelli rilevanti di HbA1c e PCR a sette anni, completando il collegamento tra l’impegno del padre a 10 mesi e la salute del bambino a distanza di 6-7 anni.

In conclusione

Questi risultati preliminari sembrano sostenere l’influenza delle interazioni figlio-padre e delle dinamiche di co-genitorialità sulla salute del bambino a lungo termine. Promuovere una co-genitorialità di supporto e un coinvolgimento paterno positivo potrebbe quindi rappresentare una preziosa strategia preventiva per ridurre il rischio cardiometabolico del bambino.

Tuttavia per dare sostegno a questi primi dati sarà necessario estendere la ricerca anche ad altri modelli famigliari: genitori single, genitori dello stesso sesso, coinvolgimento dei nonni, valutando anche il cambiamento delle dinamiche familiari in caso ad esempio di famiglie allargate, quando si aggiungono altri figli o i genitori si separano.

Fonte:

  • Aytuglu A, Grahan-Engeland JE, Feinberg ME et al. Longitudinal associations between father– and mother–child interactions, coparenting, and child cardiometabolic health. Health Psycholog, 2025. Doi: 10.1037/hea0001567

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