Mangiare in modo autonomo, con le mani o con le posate, promuove lo sviluppo precoce dei processi cognitivi, per esempio del linguaggio. Il momento del pasto non costituisce solo l’occasione per soddisfare un bisogno primario, ma diventa “luogo” di interazione socio-relazionale, di scoperta, di apprendimento per i piccoli, accelerando in qualche modo le tappe evolutive.
È quanto suggerisce uno studio (“Self-feeding and communicative development from 12 to 24 months of age: An observational study”), pubblicato su Child Development, frutto della collaborazione tra l’Università di Roma Tor Vergata, la Sapienza Università di Roma, l’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr, l’Istituto superiore di sanità, e di alcuni partner internazionali come l’Appalachian State University (Usa) e la Aston University (Uk).
Un facilitatore dello sviluppo del linguaggio
Mangiare in modo autonomo rappresenta una delle tappe evolutive più significative nel percorso di crescita di ogni bambino. Le due azioni sono in qualche modo correlate: il bambino che inizia a esprimere curiosità verso il cibo, i nuovi sapori, l’esplorazione, che ha desiderio di essere “grande” mangiando da solo, come più è capace, con le mani o con le posate, non esprime solo un nuovo bisogno nutrizionale, o un’evoluzione della gestualità e manualità, quindi dell’aspetto motorio, ma potenzia anche lo sviluppo neurocognitivo. Favorendo ad esempio la “precocità” del linguaggio.
I dati emersi da questo studio, che ha coinvolto all’incirca 200 bambini e bambine osservati insieme alle loro madri, indagando la frequenza con cui i piccoli mangiavano in autonomia all’età di un anno, confrontati con diversi indicatori dello sviluppo comunicativo, mostrano che i bambini più “indipendenti” durante il pasto, a 24 mesi hanno una probabilità circa doppia di produrre frasi rispetto a chi è meno autonomo. Ad esempio a partire dal primo anno di vita, precorrendo i tempi, sarebbero in grado di compiere un numero significativamente maggiore di vocalizzazioni e di gesti comunicativi. Questo suggerisce che le esperienze precoci legate al pasto possano avere effetti duraturi sul percorso linguistico.
Sviluppo motorio, cognitivo e socio-emotivo
Questo trinomio è legato a doppio filo: imparare a mangiare in autonomia offre ai bambini più occasioni per manipolare il cibo e affinare i movimenti fini delle mani, abilità motorie che sono strettamente legate a processi cognitivi cruciali per il linguaggio, come l’attenzione condivisa, l’imitazione, l’uso di strumenti e l’apprendimento del nome degli oggetti.
Inoltre l’alimentazione autonoma rafforza altre competenze diverse: consente al bambino ad esempio di esercitare la coordinazione motoria, di potenziare la comunicazione gestuale e vocale, fondamentali in una fase in cui il linguaggio verbale è ancora in via di costruzione.
Si sviluppano, infine, mentre mangia da solo, le interazioni sociali: quando il bambino può condividere il pasto con il resto della famiglia, ha la possibilità di osservare i comportamenti altrui, di imitarli e di assumere un ruolo attivo all’interno della comunicazione, quindi di crescere.
Il messaggio conclusivo
I risultati dello studio mostrano che incoraggiare l’alimentazione autonoma nelle prime fasi di vita può stimolare in modo reciproco e dinamico lo sviluppo motorio e comunicativo bambino-adulto. Pertanto i ricercatori concludono che, viste le evidenze, pediatri, operatori sanitari e genitori debbano trarre insegnamento, integrando strategie che favoriscano l’autonomia durante i pasti nelle routine quotidiane e nei programmi di intervento precoce. Nel loro insieme, i dati rafforzano l’idea che piccoli gesti di tutti i giorni, come lasciare che il bambino mangi da solo, possano avere un impatto significativo sullo sviluppo globale. Il pasto, da semplice momento nutrizionale, si conferma così in un contesto privilegiato di crescita, apprendimento e comunicazione nei primi anni di vita.
Fonte
- Pecora G, Bellagamba F, Focaroli V et al. Self-feeding and communicative development from 12 to 24 months of age: An observational study. Child Development, 2026, aacaf003. Doi: https://doi.org/10.1093/chidev/aacaf003


