I disturbi del comportamento alimentare si manifestano in età sempre più precoce: per questo, è necessario prestare la massima attenzione ai segnali d’allarme che possono presentarsi già in età pediatrica. É la raccomandazione della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) in occasione della Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla (15 marzo 2026).

Secondo dati recenti, le persone con disturbi dell’alimentazione (tra cui anoressia nervosa, bulimia e disturbo da alimentazione incontrollata) in Italia sono oltre 3 milioni, di cui il 30% sono minori di 14 anni. L’età di esordio ha raggiunto gli 8-9 anni.

La Federazione invita le famiglie e i genitori a confrontarsi subito con il pediatra di famiglia per una presa in carico tempestiva e multidisciplinare del disturbo.

I campanelli d’allarme

«I disturbi alimentari rappresentano oggi una delle sfide più importanti per la salute di bambini e adolescenti – ha dichiarato Antonio D’Avino, presidente nazionale FIMP – Negli ultimi anni abbiamo assistito a un abbassamento dell’età di esordio e a un aumento dei casi soprattutto dopo la pandemia. Per questo è fondamentale rafforzare il ruolo del Pediatra di Famiglia, che rappresenta il primo punto di riferimento per le famiglie nel riconoscere precocemente i segnali di disagio e orientare verso percorsi di cura appropriati».

I principali campanelli d’allarme da attenzionare secondo gli esperti FIMP sono:

  • rifiuto improvviso di alcuni alimenti o una selezione alimentare più rigida;
  • perdita o aumento di peso non coerenti con la traiettoria di crescita del bambino;
  • isolamento durante i pasti;
  • eventuali cambiamenti del tono dell’umore.

Il ruolo del Pediatra di Famiglia

«Il pediatra ha una posizione privilegiata per intercettare questi segnali precocemente. Non si tratta solo di osservare il peso, ma di monitorare l’andamento della crescita, il comportamento alimentare e il benessere emotivo del bambino – ha spiegato Raffaella De Franchis, referente Area Alimentazione e Nutrizione FIMP – Il rapporto con il cibo si costruisce già nei primi anni di vita: per questo è importante che il cibo non diventi uno strumento di premio o di consolazione».

«I disturbi dell’alimentazione sono patologie complesse che coinvolgono aspetti medici, psicologici, nutrizionali e richiedono quindi un approccio multidisciplinare. In questo contesto il Pediatra di Famiglia rappresenta un vero e proprio avamposto sul territorio che, grazie al rapporto di fiducia costruito nel tempo con bambini e genitori, può cogliere precocemente i segnali di difficoltà e accompagnare le famiglie nel più adeguato percorso di presa in carico» ha aggiunto D’Avino.

I suggerimenti degli specialisti per le famiglie

  • Favorire momenti di convivialità durante i pasti
  • Evitare commenti sul peso o sull’aspetto fisico
  • Ascoltare eventuali difficoltà o cambiamenti emotivi dei figli
  • Non utilizzare il cibo come premio o come strumento di consolazione, perché può favorire nel tempo un rapporto disfunzionale con l’alimentazione e avere ripercussioni anche nelle abitudini alimentari in età adulta

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