Un’opinione comune è che l’alopecia areata, specie in forma grave, non sia un problema pediatrico. Le statistiche, però, smentiscono questa ipotesi. La prevalenza è di circa fino al 2% della popolazione generale, una percentuale non irrisoria, con un esordio anche molto precoce. Patologia critica, anche per l’impatto socio-relazionale e psico emotivo cui si associa, è oggi potenzialmente trattabile con un farmaco biologico, secondo le evidenze di risposta da uno studio (“Efficacy and safety of ritlecitinib in adults and adolescents with alopecia areata: a randomised, double-blind, multicentre, phase 2b-3 trial“) pubblicato su The Lancet.

I tassi in (ri)crescita

“Rinascita” del capello anche del 60-70% alla 36° settimana di trattamento. Sono le evidenze importanti emerse dall’impiego di un inibitore JAK (inibitori delle Janus chinasi), farmaco biologico innovativo, nella gestione di bambini di età superiore ai 12 anni affetti da alopecia grave. La molecola agisce bloccando le sostanze responsabili della caduta di capelli e peli con esiti significativi in un arco temporale relativamente breve, pari a pochi mesi.

Valore aggiunto della terapia è la maneggevolezza: il farmaco si assume per via orale, una compressa al giorno, favorendo la maggiore aderenza rispetto ad altri trattamenti, come creme, lozioni e impacchi notturni, più impegnativi sia dal punto di vista della gestione sia a livello psicologico di accettazione della problematica. Il Meyer di Firenze è stato tra i primi in Italia a introdurre la terapia per uso pediatrico, quando in Italia il farmaco è divenuto rimborsabile per i pazienti sopra i 12 anni.

Una nuova potenziale prospettiva di cura

La risposta al trattamento non è identica per tutti; incidono sull’outcome alcune variabili soggettive. Tuttavia i dati attuali, promettenti, suggeriscono il JAK inibitore come un possibile approccio terapeutico all’alopecia areata (grave) per giovani pazienti e le loro famiglie, offrendo una concreta speranza in una patologia spesso vissuta in solitudine.

I JAK-inibitori rappresentano, dunque, una potenziale svolta nella gestione dei casi gravi e resistenti alle terapie convenzionali, fra cui il principio attivo ritlecitinib. Anche questa terapia è d’uso al Meyer in pazienti attentamente selezionati, con buoni risultati: il farmaco agisce sulle sostanze immunomodulanti responsabili del processo infiammatorio bloccandone l’attività, quindi la caduta di capelli e peli. I dati di studi clinici multicentrici mostrano tassi di risposta clinica superiori al 40-50% in forme di malattia grave.

In funzione delle implicazioni dell’alopecia areata, non esclusivamente cliniche, al Meyer sono stati strutturati percorsi integrati, multidisciplinari, che affiancano alla terapia medica un accompagnamento che coinvolge varie figure professionali: dermatologi, psicologi, immunologi e altri specialisti per creare trattamenti profilati, personalizzati, così da ridurre sia la malattia cutanea sia il disagio psicologico associato.

Identikit dell’alopecia areata

Si tratta di una patologia autoimmune caratterizzata da perdita focale, cioè “a zone”, spesso estesa, di capelli e peli corporei, in misura variabile: da alcune parti alla totalità del corpo. A causa della sua visibilità (ma non solo), la malattia ha un importante risvolto psicosociale, soprattutto quando riguarda la popolazione preadolescenziale e adolescenziale. Numerosi studi evidenziano, infatti, ricadute sul rischio aumentato di disturbi dell’umore, ansia e isolamento sociale.

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