Sottodiagnosticata e sottostimata. La rinite allergica viene spesso “banalizzata” da chi ne soffre (pazienti, piccoli e grandi, genitori e caregiver) a una serie di sintomi fastidiosi, come rinorrea, starnuti, occhi che lacrimano e arrossati, che si sviluppano in un periodo circoscritto dell’anno: la primavera, per via soprattutto dei pollini. Errori di valutazione che innescano una serie di problematiche: una presa in carico diagnostico-terapeutica tardiva che espone il bambino, in caso di insorgenza in età pediatrica, a diventare un potenziale adulto topico. Gli strumenti di prevenzione e cura appropriate e adeguate alla severità della rinite allergica, invece ci sono.

Se ne è parlato a Milano, in occasione della presentazione di “Scatti di Rinite: le smorfie che non fanno ridere”, una campagna di informazione e sensibilizzazione, promossa da AAIITO (Associazione Allergologi Immunologi Italiani Territoriali e Ospedalieri), in collaborazione con l’associazione pazienti Respiriamo Insieme APS e il contributo non condizionante di F.I.R.M.A., azienda del Gruppo Menarini.

La campagna fa leva su una serie di scatti fotografici che colgono l’intimo della problematica, rendendo visibili non solo le “smorfie” provocate dalla patologia, ma la sofferenza fisica e psico-emotiva legata a questa condizione, spesso inosservata.

I numeri

Diffusa e trasversale, la rinite allergica interessa tutte le età. Si stima che a livello globale interessi almeno 500 milioni di persone. In Italia, il progetto ARIA (Allergic Rhinitis and its Impact on Asthma) ha calcolato che riguarda all’incirca il 25% della popolazione, con dati in crescita.

Negli ultimi 5 anni la prevalenza delle rinite allergica ha subito uno “scatto” soprattutto fra le fasce di popolazione più giovani: del 10% in età compresa tra 18 e 30 anni e del 15% tra i bambini da 0 a 14 anni. Diverse le ragioni: l’incremento degli inquinanti atmosferici, i cambiamenti climatici, che contribuiscono a prolungare la stagione pollinica (un evento drammatico per gli allergici che non trovano respiro alla sintomatologia rinitica) e poi polveri, acari, muffe, epiteli.

Elevati i costi, sia sociali sia economici. In Europa i costi diretti della patologia variano da circa 160 a 550 euro all’anno per paziente, che possono raggiungere e superare i 2.400 euro nei pazienti non trattati. Senza contare, poi, la perdita di giorni di scuola e lavoro, la rinuncia alle attività quotidiane e del tempo libero, il calo delle produttività e del rendimento, la compromissione del benessere e della qualità della vita, a partire dal sonno notturno a causa dell’ostruzione nasale, con successiva sonnolenza diurna, difficoltà di attenzione e concentrazione, fino nei casi più gravi e nella popolazione adulta allo sviluppo di ansia e depressione.

Una marcia ingravescente

La rinite allergica è una reazione del sistema immunitario a sostanze generalmente innocue, gli allergeni, che scatena una cascata di mediatori chimici nelle vie respiratorie. Nello specifico gli allergeni innescano una infiammazione (allergica) della muscosa nasale in soggetti sensibilizzati. Generano una infiammazione di tipo 2, caratterizzata da una tipica infiltrazione eosinofila della mucosa nasale a sua volta responsabile della comparsa dei sintomi identitari: rinorrea, ostruzione nasale, prurito, starnuti, spesso congiuntivite.

«Sintomi che sono anche identificativi di una possibile marcia allergica, che inizia generalmente nel bambino molto piccolo nei confronti di proteine alimentari, del latte e dell’uovo soprattutto, che nel 99% dei casi viene superata, seguita dalla dermatite atopica e poi dalla comparsa di allergie respiratorie, inizialmente a carico delle alte vie aeree e successivamente delle piccole vie aeree – spiega Riccardo Asero, specialista in Allergologia e Immunologia Clinica e già presidente AAIITO – In alcuni pazienti queste manifestazioni possono evolvere in problematiche più gravi: esofagite eosinofila, allergia alimentare, dermatite atopica trascinata fino all’età adulta e così via.

La marcia allergica spiega che tutte queste manifestazioni cliniche in realtà non sono disgiunte una dall’altra, ma sono parte di un continuum che può presentarsi con tratti “personali” da un paziente all’altro: ad esempio c’è chi può avere solo allergia alimentare e nessun’altra sequela. L’atopico, resta inteso, è una persona che si porta insita una predisposizione genetica e un danno dovuto all’esposizione ambientale nei confronti di specifici allergeni.

Le manifestazioni di insorgenza sono trasversali: a seconda del tipo di allergeni possono manifestarsi in soggetti sensibilizzati anche in età avanzata, come attesta uno studio sull’ambrosia, in cui si è osservata una età media di insorgenza a 37 anni, con una prima sensibilizzazione dopo i 70 anni in persone senza precedenti sintomatologie allergiche».

Il ritardo diagnostico-terapeutico

Impatta sensibilmente sull’evoluzione della rinite allergica. «Una survey che abbiamo condotta sui medici di medicina generale rileva ancora importanti ritardi diagnostici – – dichiara Francesco Murzilli, presidente AAIITO – Risulta prioritario rafforzare la formazione per garantire il riconoscimento precoce della patologia e una più stretta sinergia tra medico di medicina generale e specialista, superando la criticità della diagnosi corretta e tempestiva, invece cruciale per una gestione clinica efficace, dove il SPT (Skin Prick Test) è l’esame diagnostico di prima linea per confermare la sensibilizzazione allergica, con reazioni positive ≥3. La gravità dei sintomi determina poi la scelta terapeutica, modulata sulla persistenza e la gravità della patologia, suggerendo interventi più intensivi».

Il primo approccio è spesso di automedicazione, con prodotti da banco che alleviano il sintomo, ma non agiscono sull’infiammazione di base e sulla natura del problema, aumentando il rischio di cronicizzazione o di insorgenza di rinosinusiti e poliposi nasale. «Un inquadramento specialistico tempestivo – conclude Murzilli – consente di impostare terapie personalizzate e strutturate, che possono ricorrere a corticosteroidi topici e antistaminici di nuova generazione, fino all’immunoterapia specifica (AIT), attualmente l’unico trattamento in grado di modificare la storia naturale della malattia agendo sulle cause della sensibilizzazione».

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