I disturbi alimentari non vanno dimenticati, neppure sottostimati, passata la Giornata del Fiocchetto Lilla. Per richiamare l’attenzione al problema, UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia) Italia promuove e propone sei consigli per incoraggiare, sostenere, educare i bambini a sviluppare un rapporto positivo con il cibo. Dà inoltre alcuni messaggi chiave per l’adulto, genitori, figure professionali e sanitarie che accompagnano il bambino e l’adolescente nelle fasi della crescita, le più delicate con possibile insorgenza precoce dei disturbi alimentari, a riconoscerli precocemente.
Il valore del cibo
Nutrirsi non significa soltanto compiere un atto meccanico, ma può rappresentare un vero e proprio codice e linguaggio comunicativo, oltre le parole. Iniziare a contare le calorie, saltare i pasti, acquisire riservatezza riguardo al cibo, eliminare intere categorie di alimenti, fare esercizio fisico in modo ossessivo, possono essere tutti indicatori potenziali che celano, dietro al rifiuto del cibo un messaggio di altra natura, prioritariamente psicologica o psico-emotivo, manifesto o mal celato, come uno stato di ansia ad esempio.
Al primo comparire di uno di questi segnali è raccomandato intervenire subito, per offrire d ogni bambino, bambina, ragazzo e ragazza una giusta opportunità e possibilità di risolvere il proprio rapporto con il cibo. Con queste motivazioni, cruciali, UNICEF Italia, ha messo a punto un vademecum: sei consigli per non perdere di vista l’insorgenza di una distrazione, in termini concettuali e sostanziali, verso il cibo e il nutrirsi in generale.
Le indicazioni di UNICEF
La famiglia ha un primo ruolo, importante, nel poter contribuire a rimettere il rapporto con il cibo nelle giuste proporzioni e nel corretto assetto, così come il pediatra. Cosa fare, allora?
- Promuovere abitudini positive. I pasti, ad esempio, sono una preziosa opportunità di osservazione e apprendimento, che deve esser silenziosa e non giudicante. La prima indicazione è mettere in tavola cibi sani e integrali, coinvolgendo i figli in tutte le fasi, dall’acquisto degli ingredienti necessari, alla preparazione del piatto, allestimento dei pasti.
- Mantenere un rapporto sano con il cibo. Questa relazione non è solo un fattore di buona educazione alimentare e nutrizionale, ma è anche strumento di prevenzione e protezione da importanti patologie: cardiache, cancro e diabete. Il rapporto corretto con il cibo si instaura anche con l’adozione di comportamenti corretti, nei fatti e nelle parole: non usare il cibo come ricompensa o punizione, potendo portare i bambini a sviluppare un rapporto malsano con il cibo, non vietare cibi specifici, ma piuttosto limitare le porzioni e creare aspettative sul loro consumo sporadico, spiegare che alcuni cibi sono scelte migliori di altri sono aspetti fondamentali.
- Evitare frasi “capestro”. Ad esempio dichiarazioni come “pulisci il tuo piatto”, erroneamente ritenute una sana modalità per invitare ad assumere i nutrienti necessari consumando tutto il pasto preparato, potrebbero di contro generare un rifiuto per il cibo e creare un’associazione negativa con il momento dei pasti.
- Soppesare le porzioni. È noto che le quantità di cibo hanno un ruolo determinante nel favorire l’aumento di peso. L’educazione a quanto cibo mettere correttamente nel piatto, usando ad esempio immagini, sono un atteggiamento e uno strumento appropriato. In pugno chiuso per misurare una porzione di pasta, riso o cereali, è ritenuta ideale.
- La colazione, un “appuntamento” con in pasti da non mancare. Preparata con ingredienti molto sostanziosi, come yogurt e frutta fresca e altri alimenti e ingredienti salutari, può aiutare a assumere nutrienti importanti, come il calcio e le fibre, fondamentali nella crescita.
- Promuovere l’attività fisica. È un’occasione salutare, di svago e divertimento. È necessario educare i bambini e le bambine a fare movimento per almeno 60 minuti al giorno. Perfetto è fare attività che possano essere condotte “in famiglia”, una camminata o una nuotata, ad esempio, rompendo così la routine sedentaria, le troppe ore trascorre su pc, a chattare o a restare inattivi.


