Un elevato indice di massa corporea (BMI) può impattare in fase di crescita sullo sviluppo neurale, alterando in particolare i circuiti cerebrali deputati all’autocontrollo e a sane abitudini alimentari. Ciò potrebbe contribuire alla persistente rigidità comportamentale e alle difficoltà di adottare atteggiamenti più sani in confronto del cibo in età adulta. È quanto suggerisce uno studio australiano (“ Elevated body mass index in youth is associated with neural disinhibition and internetwork functional dysconnectivity: A magnetoencephalography study“) dell’Università di Adelaide, pubblicato su Clinical Neurophysiology.

Lo studio

I giovani con un BMI più elevato mostrano un aumento diffuso dell’attività gamma corticale, suggerendo ipereccitabilità. Ciò si traduce in una ipoconnettività a bassa frequenza e una iperconnettività ad alta frequenza tra le reti.

È quanto evidenzia un recente studio che è stato disegnato per valutare la vulnerabilità del cervello in via di sviluppo all’impatto negativo dell’obesità e del consumo eccessivo di cibi iper-appetitosi, dimostrandosi più vulnerabile a alimenti iperpalatabili. Vulnerabilità che sarebbe stata attestata da esperimenti condotti su modelli animali che attestano alterazioni nell’equilibrio eccitazione-inibizione del cervelli in seguito a diete obesogene, tra cui disinibizione e ipereccitabilità, e un’alterata connettività tra le regioni cerebrali.

Sulla base di queste prime evidenze sperimentali, i ricercatori australiani hanno studiato gli effetti neurofisiologici del sovrappeso e dell’obesità in 32 giovani (8-19 anni), utilizzando un protocollo di osservazione naturalistica con magnetoencefalografia (MEG). I partecipanti sono stati suddivi in due gruppi in base all’indice di massa corporea (zBMI) normalizzato/z-scored: un gruppo con <1 DS (n = 15) e un gruppo con = 1DS (n = 17).

Dall’analisi è emerso che un zBMI elevato era associato a significativi aumenti dell’attività gamma, nonché una riduzione dell’offset in diverse regioni, a dimostrazione dei cambiamenti nell’eccitazione e nell’inibizione neurale. Inoltre, i ricercatori hanno osservato ipoconnettività a bassa frequenza e iperconnettività ad alta frequenza tra diverse reti cerebrali. Sono state valutate anche l’attività oscillatoria spontanea e le componenti aperiodiche (esponente spettrale e offset) e la connettività funzionale di rete.

I risultati

Queste prime evidenze sottolineano l’impatto neurale della composizione corporea sul cervello in via di sviluppo, facendo presagire alterazioni pericolose in particolare nell’eccitazione e nell’inibizione e nelle reti cerebrali legate alla cognizione e al comportamento. In buona sostanza si pone l’ipotesi che alterazioni delle reti DMN, di salienza, motorie ed esecutive possano essere alla base della rigidità cognitiva e comportamentale, da indagare con ulteriori studi dedicati.

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