Rara e dalla complessa gestione clinica. Lo scenario diagnostico terapeutico della malattia di Still, patologia reumatologica pediatrica, potrebbe cambiare grazie a una molecola, una proteina del sistema immunitario: l’IL(interluchina)-18, scoperta da ricercatori dell’Area di Immunologia, Reumatologia e Malattie Infettive dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Questa proteina, rilevabile con un semplice esame del sangue, sarebbe in grado di individuare fin dai primi mesi di vita i piccoli esposti ad andare incontro a forma evolutive di malattia più gravi e persistenti. I risultati dello studio sono stati pubblicati di recente su Arthritis & Rheumatology (“Interleukin-18 levels are associated with disease course in patients with Still’s disease treated with IL-1 inhibitors.”).

La patologia

La malattia di Still è una patologia rara che colpisce soprattutto l’età pediatrica con tipiche manifestazioni: febbre molto alta, eruzioni cutanee, dolori articolari e infiammazione sistemica. In circa il 10-20% dei casi può sviluppare una complicanza grave, la sindrome da attivazione macrofagica (MAS), una reazione infiammatoria eccessiva tale da poter mettere a repentaglio la vita del paziente. L’evoluzione della malattia è molto variabile: alcuni bambini guariscono dopo un singolo episodio, altri potrebbero andare incontro a manifestazioni croniche che necessitano di cure prolungate nel tempo.

Obiettivi e evidenze dello studio

Valutare l’utilità prognostica dei livelli circolanti di interleuchina-18 (IL-18) nella previsione dell’attività della malattia, della MAS e del decorso della malattia in pazienti affetti da malattia di Still (MS) trattati con inibitori dell’IL-1 (IL-1i) in prima linea. Con questo obiettivo i ricercatori romani hanno avviato uno studio per analizzare retrospettivamente in 66 pazienti affetti da MS, naïve ai farmaci biologici, l’efficacia di un trattamento di prima linea con IL-1i. I livelli plasmatici di IL-18 sono stati misurati al basale e a 3, 6 e 12 mesi dall’inizio della terapia con IL-1i. Le associazioni tra i livelli di IL-18 e gli esiti clinici sono state valutate mediante modelli a effetti misti, analisi della curva ROC (Receiver Operating Characteristic) e regressione logistica multivariata.

È emerso che i livelli basali mediani di IL-18 erano pari a 61.425 pg/ml (IQR 16.194-235.746), diminuiti significativamente dopo il blocco dell’IL-1 (p<0,0001), e che livelli più elevati di IL-18 persistevano nei pazienti con malattia attiva (p<0,0001). Inoltre, ivelli basali di IL-18 >45.000 pg/ml si sono dimostrati indicatori predittivi di malattia attiva a 12 mesi (AUC 0,82, p=0,0002), di sviluppo di MAS entro 24 mesi (AUC 0,78, p=0,01) e di un decorso cronico-persistente (AUC 0,73, p=0,007). Nei modelli multivariati, livelli basali elevati di IL-18 e un inizio ritardato della terapia con IL-1i >3 mesi predicevano in modo indipendente esiti avversi. In particolare, a 3 mesi, i livelli di IL-18 >15.000 pg/ml si sono rivelati un forte segnale di decorso cronico-persistente (AUC 0,92, p<0,0001), indipendentemente dall’attività clinica della malattia (OR 25,6; p=0,01), con il modello multivariato che spiega il 67% della varianza (AUC 0,95).

Interpretazione dei risultati

Tali dati offrono informazioni importanti, con particolare rilevanza delle misurazioni dell’IL-18 a tre mesi dall’inizio della terapia con IL-1i. In questa fase, livelli ancora elevati della molecola si sono dimostrati un segnale molto affidabile di una futura evoluzione cronica della MS anche nei bambini che dal punto di vista clinico sembravano stare meglio, suggerendo quindi che l’infiammazione può continuare in modo “silenzioso”, senza dare sintomi evidenti.

Dal punto di vista clinico questo significa che l’attività della malattia a lungo termine, il rischio di MAS e la traiettoria cronico-persistente restano ancora robusti. Pertanto, basandosi su queste evidenze, la misurazione precoce e il monitoraggio dinamico dell’IL-18 possono consentire la stratificazione del rischio e guidare un tempestivo aumento della terapia o un aggiustamento del trattamento per migliorare gli esiti.

In conclusione

I risultati confermano l’importanza di intervenire tempestivamente nella “finestra di opportunità” della malattia, vale a dire nella sua fase iniziale, quando le terapie possono davvero cambiarne il decorso e prevenire danni a lungo termine.

L’uso di farmaci biologici che bloccano l’interleuchina 1, già considerati terapia di prima linea, può così essere modulato sulla base dei livelli di IL-18, ottimizzando risultati e prevenendo complicanze.

Infine, integrare il biomarcatore IL-18 nella pratica clinica può permettere di stratificare i pazienti nel tempo, intensificando controlli e monitoraggio quando necessario. In termini terapeutici questo consente la definizione di percorsi di cura sempre più personalizzati, migliorando la gestione a lungo termine dei bambini con MS.

Fonte

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