Un particolare enzima potrebbe essere coinvolto nello sviluppo e progressione del medulloblastoma, il tumore cerebrale maligno più comune dell’infanzia, ad alta complessità biologica, rendendo più difficile l’approccio terapeutico.

È quanto suggerisce uno studio internazionale (“Multiomic integration reveals tumoral heterogeneity of lipid dependence within lethal group 3 medulloblastoma“), pubblicato di recente su Cancer Cell, a cui hanno partecipato anche ricercatori dell’università Sapienza di Roma. Queste informazioni, cruciali, potrebbero cambiare le modalità dei cura della malattia e aprire la via al design di nuove terapie più efficaci e meno tossiche.

Il medulloblastoma

Patologia complessa per la marcata eterogeneità biologica, il medulloblastoma richiede strategie terapeutiche personalizzate. Suo aspetto critico, come di molti altri tumori, è l’elevata attività dell’oncogene Myc, che rende spesso la malattia resistente ai trattamenti attualmente disponibili,i quali si avvalgono della combinazione di chirurgia e radio-chemioterapia.

Dalla necessità di dare risposte terapeutiche concrete, è stato avviato lo studio, partito dall’analisi di un ampio set di dati multiomici integrati di 384 campioni di pazienti pediatrici affetti da medulloblastoma primario. Dati di cui sono stati analizzatin non solo il Dna, ma anche l’Rna messaggero, le proteine e i metaboliti presenti nella cellula, che hanno permesso di approfondire le analisi su cinque livelli omici: metiloma CpG (l’insieme completo di siti CpG metilati nel DNA), trascrittoma, proteoma, fosfoproteoma e metaboloma, abbinati ai relativi metadati clinici.

L’integrazione dei dati ha rivelato un’eterogeneità intertumorale del metabolismo lipidico tra i sottotipi proteomici. In particolare è stato osservato che, mentre l’asse MYC-FASN-SCD guida la biosintesi lipidica, l’inibizione di questa via metabolica innesca un meccanismo di fuga compensatorio in vivo attraverso l’assorbimento di acidi grassi esogeni.

Da esperimenti di laboratorio, è stato così possibile rilevare che Myc genera un accumulo di lipidi, creando una dipendenza unica dalla comunicazione tra mitocondri e goccioline lipidiche. Queste ultime vengono utilizzate come riserva energetica a supporto della proliferazione e della sopravvivenza cellulare, per sostenere il mantenimento del tumore in vivo.

Inoltre è emerso che nelle forme di medulloblastoma caratterizzate da attivazione di Myc, il blocco della sintesi lipidica da sola non è sufficiente a inibire la crescita tumorale, poiché le cellule neoplastiche sono in grado di compensare attraverso l’importazione di lipidi dall’ambiente extracellulare, necessitando di una specifica strategia. Inibendo l’attività dell’enzima Dgat1, coinvolto nella formazione delle gocce lipidiche, i ricercatori hanno osservato nei modelli sperimentali un rallentamento del processo di adattamento metabolico, che si è tradotto nella riduzione della crescita tumorale nel miglioramento della sopravvivenza.

In conclusione

Questa analisi completa rivela una vulnerabilità bersagliabile a valle di MYC, profilandolo come un potenziale approccio terapeutico promettente nel trattamento di sottotipi di medulloblastoma attualmente non trattabili.

Fonte

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