La prosocialità è una delle dimensioni più rilevanti dello sviluppo socio-emotivo in età evolutiva. Comprendere come emergano e si consolidino comportamenti quali cooperazione, altruismo e onestà può offrire indicazioni utili non solo per la ricerca psicologica, ma anche per la pratica educativa e clinica.
A questo tema è dedicato uno studio internazionale (“Stable intuition and the rise of deliberative prosociality in childhood”) coordinato dall’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con la London School of Economics, l’Università di Stavanger e la Northwestern University, pubblicato sulla rivista Nature Human Behaviour. L’indagine ha analizzato il rapporto tra intuizione, riflessione e comportamenti prosociali in un ampio campione di bambini di età compresa tra 3 e 10 anni.
Come si sviluppa la prosocialità durante l’infanzia
Lo studio ha coinvolto 537 bambini italiani, sottoposti a una serie di compiti sperimentali finalizzati a valutare differenti aspetti del comportamento sociale. I partecipanti sono stati assegnati casualmente a una condizione di risposta rapida, progettata per favorire decisioni intuitive, oppure a una condizione che prevedeva un tempo di attesa prima della risposta, con l’obiettivo di stimolare processi deliberativi.
Nel gruppo sottoposto a pressione temporale, i bambini erano chiamati a decidere entro dieci secondi; nell’altro gruppo, invece, dovevano attendere almeno dieci secondi prima di esprimere la propria scelta. Questo disegno sperimentale ha consentito di distinguere, nelle diverse fasce d’età, il contributo delle componenti intuitive e riflessive alla prosocialità.
I ricercatori hanno impiegato alcuni dei paradigmi più consolidati dell’economia comportamentale, adattati all’età pediatrica, tra cui il Public Good Game, il Dictator Game, l’Ultimatum Game e il Deception Game. Attraverso questi strumenti sono stati valutati diversi domini del comportamento sociale, dalla disponibilità alla cooperazione alla capacità di condividere risorse, fino all’equità nelle interazioni e all’onestà.
Le prove prevedevano decisioni concrete legate alla distribuzione di dolciumi: contribuire a un bene comune, offrire una ricompensa a un coetaneo sconosciuto senza possibilità di reciprocità, accettare o rifiutare una divisione considerata ingiusta oppure scegliere se mentire quando la menzogna avrebbe comportato un vantaggio personale. Complessivamente, ogni partecipante ha affrontato diciannove decisioni sociali.
L’intuizione sociale è già presente nei più piccoli
«Il risultato principale è stato che nei bambini più piccoli – spiega una dei due coordinatori del lavoro, Elena Nava, ricercatrice di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione all’Università di Milano-Bicocca – la prosocialità appare più forte quando decidono rapidamente, quindi in modo intuitivo. Con l’età, però, la prosocialità deliberativa aumenta: i bambini più grandi non sono prosociali solo “di pancia”, ma sembrano integrare sempre di più la cooperazione, l’altruismo e l’onestà in processi riflessivi».
Secondo gli autori, questi dati suggeriscono che già intorno ai tre anni di età esistano predisposizioni spontanee orientate verso il comportamento sociale positivo. Tuttavia, la crescita non comporta la sostituzione di tali inclinazioni con regole apprese, bensì una progressiva integrazione tra componenti intuitive e capacità di ragionamento.
«Crescere, infatti, non significa necessariamente abbandonare l’intuizione sociale; piuttosto, imparare a trasformarla in una scelta più consapevole» aggiunge la ricercatrice.
Dall’istinto alla scelta consapevole
Uno degli aspetti più interessanti emersi dall’analisi riguarda la differente traiettoria evolutiva delle due componenti della prosocialità. Mentre la prosocialità intuitiva rimane relativamente stabile lungo tutto l’arco di età considerato, tra i 3 e i 10 anni si osserva un incremento significativo della prosocialità deliberativa.
I bambini, quindi, non diventano necessariamente più gentili con la crescita; sviluppano piuttosto una maggiore capacità di sostenere attraverso il ragionamento quelle stesse inclinazioni prosociali che caratterizzano le loro risposte spontanee sin dalla prima infanzia.
«L’impatto principale dello studio è che sposta il modo in cui pensiamo allo sviluppo della prosocialità infantile. Non mostra semplicemente che i bambini piccoli possono essere cooperativi, altruisti o onesti – prosegue Nava – ma mostra anche che queste condotte possono organizzarsi in una dimensione comune e che questa dimensione cambia nel modo in cui viene sostenuta: prima più dall’intuizione, poi sempre più dalla deliberazione».
Le possibili implicazioni per educazione e pratica clinica
Dal punto di vista applicativo, i risultati suggeriscono una prospettiva nuova sullo sviluppo delle competenze socio-relazionali. Le condotte prosociali, infatti, non sembrano dover essere costruite ex novo, ma possono essere considerate come predisposizioni già presenti, che necessitano di essere riconosciute, sostenute e progressivamente integrate nei processi decisionali più complessi.
Per pediatri, professionisti dell’età evolutiva ed educatori, questi dati rafforzano l’importanza di contesti relazionali che valorizzino le naturali inclinazioni cooperative dei bambini, favorendo al tempo stesso lo sviluppo delle capacità di riflessione e autoregolazione.
L’obiettivo non sarebbe quindi soltanto trasmettere norme morali o regole sociali, ma accompagnare il bambino nel consolidamento di comportamenti prosociali che possano diventare stabili, generalizzabili e mantenersi anche in situazioni che richiedono valutazioni più complesse e ponderate.
Fonte:
- Margoni, F., Nava, F., Sotis, C. et al. Stable intuition and the rise of deliberative prosociality in childhood. Nat Hum Behav (2026).


