In occasione del World Sepsis Day, che ricorre il 13 settembre 2026, la Società Italiana di Neonatologia (SIN) ribadisce l’importanza della diagnosi precoce, della prevenzione delle infezioni neonatali e del sostegno alla ricerca scientifica per contrastare una delle principali cause di mortalità nel periodo neonatale.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la sepsi è una delle emergenze sanitarie più rilevanti a livello globale e una delle principali cause di morte nei primi 28 giorni di vita, in particolare nei neonati prematuri e nei Paesi a basso reddito. La mortalità associata a sepsi è stimata tra il 10 e il 20%, con percentuali più elevate nelle forme più gravi e nei bambini con peso molto basso alla nascita.

Serve una diagnosi tempestiva

Nel neonato la sepsi può manifestarsi con segni clinici poco specifici, tra cui difficoltà ad alimentarsi, ridotta reattività, alterazioni della temperatura corporea, distress respiratorio o modificazioni del colorito cutaneo. Una diagnosi tempestiva è fondamentale, poiché anche poche ore di ritardo possono influenzare significativamente la prognosi.

La conferma diagnostica e la terapia mirata si basano tuttora indagini colturali (l’emocoltura è il gold standard). Tuttavia, i tempi necessari per ottenere un risultato possono essere lunghi, arrivando anche a 36-72 ore, è ciò rappresenta una delle principali criticità nella gestione clinica della sepsi.

«Negli ultimi anni sono stati sviluppati nuovi strumenti diagnostici basati su: PCR multiplex, metagenomica, trascrittomica, metabolomica, profilazione genica dell’ospite – spiega Mario Giuffrè, segretario del Gruppo di Studio di Infettivologia Neonatale della SIN – Queste tecnologie potrebbero consentire di identificare l’infezione molte ore prima rispetto ai metodi tradizionali, permettendo di iniziare precocemente la terapia antimicrobica e, al tempo stesso, di personalizzarla utilizzando le molecole più adeguate caso per caso e riducendo l’uso improprio di antibiotici».

La questione dell’antibiotico-resistenza

La crescente diffusione di microrganismi multiresistenti, infatti, è un’ulteriore sfida per i neonatologi. In questo contesto assumono un ruolo centrale i programmi di prevenzione delle infezioni, la sorveglianza microbiologica e le strategie di antimicrobial stewardship, finalizzate a ridurre l’uso inappropriato degli antibiotici senza compromettere la tempestività delle cure nei pazienti realmente affetti da sepsi.

Sul fronte internazionale, nel 2025 l’OMS ha pubblicato il primo Target Product Profile per lo sviluppo di test rapidi destinati all’identificazione delle infezioni batteriche gravi nei neonati e nei lattanti, con l’obiettivo di rendere disponibili strumenti diagnostici utilizzabili anche in contesti a risorse limitate.

Nel 2026, inoltre, sono state aggiornate le linee guida pediatriche della Surviving Sepsis Campaign, che pongono particolare enfasi sul riconoscimento precoce della patologia, sulla rapidità del trattamento e sulla somministrazione degli antibiotici entro la prima ora nei casi di shock settico. Le nuove raccomandazioni sottolineano inoltre la necessità di rafforzare il follow-up dei pazienti, con attenzione agli esiti a lungo termine dopo la dimissione.

«L’Italia dispone di un’efficiente rete di Terapie Intensive Neonatali (TIN) che partecipano a programmi nazionali di sorveglianza delle infezioni neonatali – sottolinea Massimo Agosti, presidente SIN – Le attività di ricerca e le reti collaborative promosse dalla SIN, tra cui INN-SIN (Italian Neonatal Network della SIN), consentono oggi di raccogliere dati epidemiologici nazionali sulle infezioni neonatali, confrontando gli indicatori di qualità tra le TIN, monitorando i pattern microbiologici e le resistenze agli antibiotici, promuovendo protocolli condivisi di prevenzione e trattamento, sviluppando progetti di miglioramento continuo della qualità assistenziale.

Grazie a queste reti è stato possibile migliorare negli ultimi anni la qualità dell’assistenza, promuovere l’uso appropriato degli antibiotici e monitorare l’epidemiologia delle infezioni neonatali»

L’importanza della prevenzione

La SIN ribadisce inoltre l’importanza della prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza e del contenimento della diffusione dei patogeni multiresistenti nelle TIN. Tra le misure considerate prioritarie figurano un’assistenza ostetrica qualificata, la prevenzione delle infezioni materne, l’igiene delle mani e la promozione dell’allattamento al seno.

Se nei neonati a termine la sepsi precoce è oggi relativamente rara, grazie allo screening per Streptococcus agalactiae e alla profilassi antibiotica intrapartum nei casi a rischio, il problema resta particolarmente rilevante nei grandi prematuri e nei neonati di peso estremamente basso alla nascita (<1500 g), nei quali la sepsi tardiva è tuttora una delle complicanze più frequenti durante il ricovero in Terapia Intensiva Neonatale.

«La sepsi, se pur raramente, può colpire anche un neonato apparentemente sano – conclude Agosti – Conoscerne i segnali significa salvare vite. La ricerca ci offre oggi strumenti sempre più sofisticati, ma il fattore più importante rimane il riconoscimento precoce e l’accesso tempestivo alle cure».

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