In occasione della Giornata mondiale del cuore, che ricorre il 29 settembre 2026, Mission Bambini richiama l’attenzione sull’impatto delle cardiopatie congenite nei Paesi in cui l’accesso alla cardiochirurgia pediatrica è ancora limitato, presentando i risultati del programma Cuore di bimbi, attivo dal 2005 per favorire diagnosi precoci, interventi chirurgici e formazione del personale sanitario locale.

Le cardiopatie congenite rappresentano una delle principali malformazioni alla nascita e, in molte aree del mondo, l’assenza di strutture specializzate e di professionisti adeguatamente formati limita le possibilità di diagnosi e trattamento. Si inserisce in questo contesto l’attività di Cuore di bimbi, che affianca agli interventi clinici percorsi di rafforzamento delle competenze locali, con l’obiettivo di rendere progressivamente autonomi gli ospedali coinvolti nella gestione dei piccoli pazienti cardiopatici.

Uniti per il Cuore

Tra le iniziative di sensibilizzazione promosse dalla Fondazione si è svolta a Milano la seconda edizione di “Uniti per il Cuore”, che ha coinvolto oltre 200 tra volontari, sostenitori e cittadini. L’evento ha offerto l’occasione per approfondire il tema della prevenzione cardiovascolare e per far conoscere il lavoro svolto a favore dei bambini con cardiopatie congenite nei diversi Paesi coinvolti dal programma.

«Con “Uniti per il Cuore” abbiamo voluto raccontare una parte importante della storia di Mission Bambini e, allo stesso tempo, ricordare quanto sia ancora necessario impegnarsi perché anche i bambini nati in Paesi dove l’accesso alla cardiochirurgia è difficile, se non impossibile, possano ricevere le cure di cui hanno bisogno – ha commentato Stefano Oltolini, direttore generale di Mission Bambini – In oltre vent’anni, il programma Cuore di bimbi ha permesso di operare migliaia di bambini e di portare avanti un lavoro che va oltre l’intervento chirurgico, attraverso la formazione del personale sanitario e il rafforzamento dei sistemi sanitari locali. Questa giornata è stata un’occasione per condividere il nostro impegno con la città e offrire a tutti l’opportunità di conoscerlo più da vicino e contribuire concretamente a farlo proseguire».

I numeri del programma

Dal suo avvio, il programma Cuore di bimbi ha consentito di operare 2.900 bambini, effettuare oltre 38 mila visite di screening cardiologico e coinvolgere 708 professionisti sanitari locali in attività formative. Un approccio che punta non solo alla presa in carico del singolo paziente, ma anche alla costruzione di competenze durature nei contesti sanitari più fragili.

Nel 2026 le équipe di Mission Bambini hanno operato in Zambia, Uganda e Tanzania, realizzando interventi cardiochirurgici pediatrici, screening specialistici e attività di formazione sul campo. In Zambia sono stati operati sette bambini e valutati altri venti pazienti candidati al trattamento; in Uganda sono stati eseguiti sei interventi presso il Mulago Hospital di Kampala. In Tanzania, la missione svolta a Dodoma ha permesso di sottoporre a screening cardiologico 33 bambini e di operarne sei. L’attività proseguirà nei prossimi mesi con nuove missioni in Nepal ed Eritrea, dove l’accesso alla cardiochirurgia pediatrica rimane limitato e la formazione degli operatori locali rappresenta un elemento chiave per migliorare la continuità assistenziale.

Le attività di sensibilizzazione

Lo scorso 26 settembre si è svolta la Passeggiata del Cuore, aperta a tutta la cittadinanza, che ha accompagnato i partecipanti dalla sede della Fondazione fino a Parco Lambro, lungo un percorso semplice e adatto a tutte le età. A conclusione della passeggiata, i partecipanti hanno dato vita a un  flash mob formando, con i palloncini in mano, un grande cuore: un gesto simbolico per ricordare, tutti insieme, l’impegno di Mission Bambini al fianco dei bambini con cardiopatie congenite.

«La Passeggiata del Cuore ha riunito simbolicamente le diverse realtà che rendono possibile il lavoro di Cuore di bimbi: medici e infermieri impegnati nelle missioni, volontari, sostenitori e cittadini. – ha aggiunto Oltolini – È un modo per dare visibilità a una responsabilità che condividiamo: fare in modo che i bambini nati con una cardiopatia congenita possano accedere alle cure di cui necessitano. Dietro ogni intervento, ogni screening e ogni percorso di cura c’è infatti una rete di persone che, con il proprio contributo, ci permette di arrivare dove ce n’è più bisogno».

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