Frutta, compresa la frutta a gusci, verdura, ma anche legumi e semi restano alimenti poco rappresentati nella dieta dei piccoli e degli adolescenti, registrando consumi piuttosto bassi a livello globale. È quanto rileva un’indagine (“Global, regional and national intake of plant-based foods among youth in 185 countries (1990-2018): findings from the Global Dietary Database“) condotta in 185 Paesi da ricercatori americani della Tufts University, pubblicata di recente sul BMJ Global Health.
La “dicotomia”
In linea generale, l’attenzione a introdurre nella dieta alimenti vegetali è aumentata, soprattutto nell’ultimo trentennio, eppure proporzionalmente i consumi restano complessivamente bassi. Manca un’educazione alimentare corretta, tenuto conto che frutta, verdura e altri alimenti di origine vegetale hanno diverse ricadute positive: migliorano l’alimentazione dei giovani, quindi implementano i livelli di buona salute.
È noto che questi alimenti siano prototipo di un’alimentazione sana a qualsiasi età, ma nell’infanzia e nell’adolescenza nello specifico forniscono nutrienti importanti per la crescita e lo sviluppo e mettono le basi per l’acquisizione e il consolidamento di buone abitudini alimentari che resteranno “in memoria”, accompagnando i giovani anche nell’età adulta.
L’alimentazione a base vegetale, inoltre, contribuisce al raggiungimento di obiettivi globali definiti dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), quali l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile (SDG) 2 che punta a porre fine alla malnutrizione, l’SDG 3 in ottica di un miglioramento globale della salute e l’SDG 12, incentrato sulla promozione di diete sostenibili.
La struttura dello studio
Per arrivare a identificare i comportamenti e le abitudini alimentari dei più giovani, i ricercatori si sono avvalsi del Global Dietary Database, che raccoglie informazioni sui consumi alimentari delle popolazioni di tutto il mondo, aggregando 1.248 indagini alimentari provenienti da 185 Paesi all’interno di un modello gerarchico bayesiano corretto per l’eterogeneità delle indagini, le tendenze temporali e l’incertezza dei dati.
L’analisi ha permesso di valutare il consumo, corretto per l’apporto energetico, di frutta, verdure non amidacee, verdure amidacee (escluse le patate), fagioli/legumi e frutta a guscio/semi tra i giovani, nello specifico nella fascia d’età 0-19 anni, a livello globale nel 2018. Inoltre, è stata condotta un’analisi dell’eterogeneità su base regionale, nazionale e in relazione a sesso, livello di istruzione e grado di urbanizzazione, valutando infine le tendenze a partire dal 1990.
È emersa a livello globale una bassa assunzione di alimenti di origine vegetale, variando da 1,19 porzioni/giorno (intervallo di incertezza (UI) al 95%: 1,16-1,35) nei bambini di età inferiore a un anno a 3,55 porzioni/giorno (3,35-3,79) nei giovani tra i 15 e i 19 anni. Sono state rilevate anche importanti differenze geografiche, ad esempio in Asia meridionale si sono osservati livelli di assunzione più bassi in tutte le fasce d’età, mentre in Asia orientale e sud-orientale si sono attestati consumi più elevati per diverse fasce d’età, trainati soprattutto dall’assunzione di verdure non amidacee.
In generale, i consumi fanno rilevare un aumento con il crescere dell’età in tutte le regioni, fatta eccezione per i Paesi ad alto reddito, dove i bambini di età inferiore a un anno hanno registrato i consumi più elevati (3,77 porzioni/giorno; UI al 95%: 3,30-4,35), dovuti principalmente al maggior apporto di frutta (2,43; 2,14-2,77). Anche il sesso ha fatto la differenza: in gran parte delle regioni, le femmine hanno consumato maggiori quantità di frutta e verdure non amidacee, a fronte di giovani residenti in aree urbane in cui si sono osservati più consumi di frutta e frutta a guscio/semi, mentre giovani appartenenti a famiglie con un livello di istruzione più elevato mostrano un apporto di alimenti di origine vegetale nella dieta più elevato, ad eccezione di fagioli e legumi.
Tra i 25 Paesi più popolosi, i livelli più bassi di assunzione totale di alimenti di origine vegetale sono stati registrati in Spagna (1,35; intervallo 1,10-1,75), Pakistan (1,43; 1,21-1,76) e Regno Unito (1,71; 1,50-2,01), a fronte di Vietnam (4,28; 3,29-5,78), Congo (4,38; 3,49-5,95) e Messico (5,18; 4,75-5,65) in cui vi sono i maggiori consumatori.
In sostanza: rispetto al 1990, nel 2018 i giovani di tutto il mondo sono più virtuosi, con maggiori quantità di verdure non amidacee e di frutta a guscio/semi consumate, ma minori quantità di verdure amidacee e un volume complessivo superiore di alimenti di origine vegetale.
In conclusione
I risultati dello studio offrono una visione globale sulle tendenze alimentari dei giovani, bambini e adolescenti, rappresentando un importante punto di riferimento per monitorare l’andamento dei consumi, quindi individuare strategie per migliorare l’accesso ad alimenti nutrienti e sani e minimamente trasformati di bambini e adolescenti. Ciò a fronte del fatto che quantità sufficienti di alimenti adeguati impattano sulla salute psico-fisica dei giovani, con ripercussioni su energia, metabolismo, apprendimento e umore.
Fonte:
- Yearley S, Miller V, Cudhea F et al. Global, regional and national intake of plant-based foods among youth in 185 countries (1990-2018): findings from the Global Dietary Database. BMJ Global Health, 2026, 11(7):e021543.


