La Displasia Evolutiva dell’Anca (DEA), o Displasia Congenita dell’Anca, comprende uno spettro di disturbi che vanno dalla lieve displasia acetabolare alla completa lussazione della testa femorale (1). Una diagnosi precoce è essenziale per un trattamento efficace, un miglioramento della prognosi e per ridurre le procedure invasive necessarie (2) ed è stata resa possibile negli ultimi 40 anni grazie all’avvento dell’ecografia dell’anca neonatale (3-6).

Esiste ampio dibattito a livello internazionale circa l’applicazione dell’ecografia nell’ambito di programmi di screening universale o di screening selettivo. In Italia, recenti raccomandazioni congiunte della Società Italiana di Pediatria, Ortopedia Pediatrica e Radiologica Medica (7) consigliano di eseguire l’ecografia delle anche in modo universale, su tutti i nuovi nati, indipendentemente dai fattori di rischio:

  • prima possibile (anche nel punto nascita), in caso di positività clinica (manovra di Ortolani);
  • tra la 4a e la 6a settimana di vita in tutti gli altri casi.

Queste raccomandazioni non hanno però ancora trovato ad oggi un’applicazione concreta nella pratica clinica comune. Al di là del dibattito tra sostenitori dello screening ecografico universale e dello screening selettivo, è importante comprendere che non basta che i neonati si sottopongano genericamente a “un’ecografia dell’anca”; è essenziale che l’ecografia sia eseguita correttamente, secondo criteri specifici e da mani esperte.

Purtroppo, in molti casi si verificano situazioni in cui i neonati vengono sì sottoposti a esame clinico ed ecografico di screening, ma con esami ecografici eseguiti in modo scorretto e che per tale motivo vanno incontro a trattamenti inutili o peggio ancora a diagnosi tardive. In qualche caso, addirittura, la diagnosi di lussazione dell’anca avviene al momento dell’avvio del cammino, nonostante l’aver eseguito lo screening ecografico (in modo scorretto), con conseguente necessità di trattamenti invasivi e prognosi scadente. 

La certificazione degli ecografisti

Secondo la metodica di Graf, la tecnica di studio delle anche neonatali più utilizzata in Italia, l’ecografia deve essere eseguita con una modalità precisa di esecuzione e deve visualizzare una scansione precisa dell’anatomia dell’anca (il “piano standard”), altrimenti le informazioni che ne deriveranno saranno fuorvianti e da scartare. I referti devono essere stilati secondo regole precise e le immagini ecografiche per essere ritenute valide devono rispondere a requisiti e criteri specifici (checklist), ben descritti dal suo ideatore Reinhard Graf (3-6, 8) e che vengono insegnati nei corsi di formazione per questa metodica.

Nei Paesi germanici, gli ecografisti autorizzati a esegui re lo screening ecografico delle anche neonatali devono prima intraprendere un rigido percorso formativo per ottenere la licenza specifica; inoltre, periodicamente, la loro attività ecografica viene rivalutata da una commissione dedicata e la licenza viene sospesa in caso di riscontro di ecografie scorrette (9). ù

In Italia questo genere di certificazione, auspicato dalle raccomandazioni sopra citate (7), purtroppo non è previsto, e le ecografie delle anche possono essere eseguite anche da personale non formato a un’attività ecografica così specifica, tanto che non è di raro riscontro nell’attività clinica comune imbattersi in immagini ecografiche che non rispondono nemmeno lontana mente ai requisiti minimi previsti. Sarebbe ideale poter migliorare la formazione dei professionisti che eseguono l’ecografia delle anche neonatali (per mezzo di corsi dedicati e prolungati affiancamenti a tutor esperti, anche in remoto) e introdurre anche in Italia una tale certificazione degli ecografisti.

Il pediatra e la pratica quotidiana

Nella pratica clinica quotidiana attuale, il pediatra per lo più richiede l’ecografia delle anche (in un programma universale o sulla base di fattori di rischio clinici/ anamnestici) per il proprio assistito, lo invia presso un centro di diagnostica ecografica eventualmente anche convenzionato col SSN (senza che questo centro sia tenuto all’obbligo di formazione o certificazione specifica) e registra poi l’esito dell’esame, basandosi per lo più sul referto scritto allegato.

In caso di esito patologico, il pediatra invierà il paziente verso un centro con esperienza nella displasia delle anche, che quindi approfondirà la questione ripetendo eventualmente l’esame se ritenuto non adeguato. In caso di esito negativo registrerà l’esame come “eseguito” e questo aspetto non verrà più rivalutato da ulteriori esperti.

A questo punto nasce quindi la questione: come è possibile supportare il pediatra nel comprendere se l’esame che sta archiviando come “normale” sia stato davvero eseguito correttamente o se non stia rischiando la mancata diagnosi di un quadro di displasia a causa di un esame eseguito scorrettamente? Con questo obiettivo, è stato sviluppato un sistema originale, il Metodo della pallina di Natale (the Christmas ball method), rapido e semplice per aiutare i professionisti “non esperti” a identificare rapidamente l’ecografia dell’anca eseguita in modo errato (10). 

Leggi l’articolo completo su Il Pediatra n. 05 – Ottobre 2026

31° Convegno Pediatrico I Pinguini – Pinguini in Giallo

La corretta esecuzione dell’ecografia delle anche e la descrizione del Metodo della Palla di Natale, un supporto rapido per il pediatra di famiglia per escludere che non siano stati commessi errori grossolani nelle ecografie, saranno oggetto della relazione che Manuele Lampasi terrà nel corso della 31a edizione del Convegno Pediatrico I Pinguini.

Il tema scelto per l’edizione di quest’anno, il fil rouge che unisce e accumuna le relazioni, è Pinguini in Giallo. Paolo Becherucci e Monica Pierattelli, anche quest’anno alla guida del Convegno, vi aspettano come di consueto al Palazzo dei Congressi di Firenze il 13 e il 14 novembre 2026, per un’edizione ricca di contenuti e importanti spunti di riflessione per la professione.

Consulta il programma completo del Convegno

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