Le malattie respiratorie croniche, in età pediatrica ed evolutiva, non rappresentano una controindicazione all’esercizio fisico, praticato secondo alcune “norme” ben definite. Lo chiarisce il Position Paper della Società Italiana per le Malattie Respiratorie Infantili (“Italian Pediatric Respiratory Society position paper on physical activity recommendations in pediatric patients affected by chronic respiratory diseases: an expert group statement“), pubblicato sul Pediatric Respiratory Journal, che traduce “in pratica” le raccomandazioni e le direttive dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: l’attività fisica, in un contesto di stili di vita sani, condotta con regolarità costituisce un pilastro riconosciuto, promotore della salute, a tutte le età.

Il gap informativo

L’esercizio fisico può essere praticato senza rischi, con outcome di efficacia, anche in presenza di situazioni cliniche particolari, ad esempio in bambini affetti da patologie croniche, nello specifico malattie respiratorie? Sul tema esiste un importante gap informativo, mancano robuste indicazioni sostenute da evidence-based medicine, lasciando un vuoto prescrittivo importante.

IPRS/SIMR fornisce, pertanto, in un Position Paper, linee guida specifiche dedicate ai bambini, definendo programmi di esercizio strutturati, sicuri e personalizzati, che possano essere integrati nella gestione clinica quotidiana dei piccoli con malattie. Sono molti gli studi che concordano sul fatto che l’attività fisica e l’esercizio rappresentino un complemento terapeutico essenziale nei bambini con patologie respiratorie croniche, con evidenti benefici generati. Ad esempio contribuiscono a migliorare la capacità funzionale, la qualità di vita e, in alcuni casi, anche gli esiti respiratori a lungo termine.

Tuttavia vanno adottate specifiche raccomandazioni: l’esercizio va inserito in un percorso multidisciplinare, strutturato, che preveda la terapia farmacologica e strategie di gestione personalizzata. In teoria la definizione è chiara, ma non si è tradotta ancora in indicazioni che aiutino i clinici nella prescrizione e monitoraggio della l’attività fisica in popolazioni fragili, e le famiglie ad avere comportamenti sicuri per la conduzione dell’attività senza rischi dei propri figli/e.

Il Position Paper

Oltre a sintetizzare la letteratura disponibile in materia, il Position Paper sottolinea come l’attività fisica debba essere considerata una componente centrale della presa in carico multidisciplinare, con programmi individualizzati che tengano conto delle caratteristiche cliniche del bambino, della severità della malattia, delle comorbidità e delle esigenze familiari, fornendo indicazioni pragmatiche sulle differenti condizioni cliniche. 

Per quanto riguarda l’asma, vi sono evidenze sulla sicurezza e i benefici multidimensionali, indipendentemente dall’età o dalla gravità della patologia. Si ottengono, per esempio, miglioramenti significativi nella forma cardiovascolare, nella riduzione del carico sintomatologico e nella qualità della vita, senza compromettere il controllo dell’asma. Inoltre, l’allenamento aerobico regolare sembra agire sulla modulazione dell’infiammazione e il rimodellamento delle vie aeree con riduzione delle citochine di tipo 2 (IL-4, IL-5, IL-13), del TNF-α, del VEGF, della frazione di ossido nitrico esalato (FeNO) e degli eosinofili circolanti, a fronte di un aumento di mediatori antinfiammatori, tra cui IL-10, IL-1ra e relaxina-3. I programmi che offrono i maggiori benefici seguono di norma i principi FITT (Frequenza, Intensità, Tempo, Tipo) che prevedono, in generale, tre sessioni a settimana, della durata di 30-60 minuti ciascuna, per un periodo compreso tra 8 e 12 settimane.

Nei bambini, l’esercizio aerobico prescritto in corrispondenza della soglia ventilatoria, o somministrato in modo progressivo, incrementa il VO2picco e l’efficienza ventilatoria. Attività come camminare, andare in bicicletta, correre e nuotare migliorano la capacità aerobica (VO2peak), la distanza percorsa nel test del cammino dei sei minuti e alcuni indici spirometrici (FVC%, FEF25%-75%). I programmi che combinano esercizio aerobico e di resistenza (tre volte a settimana, 60 minuti a sessione) incrementano la forza muscolare e offrono notevoli benefici cardiovascolari, sebbene i miglioramenti nella qualità della vita siano più limitati. L’allenamento a intervalli ad alta intensità (HIIT), spesso proposto in contesto scolastico (30 minuti, tre volte a settimana, con intervalli di 10-30 secondi a un’intensità >90% della frequenza cardiaca massima), potenzia la forma fisica aerobica massimale e stabilizza l’indice di massa corporea (BMI) negli adolescenti, senza determinare un peggioramento dei sintomi o della funzionalità polmonare. I programmi basati su esercizi di respirazione e sul canto rafforzano la muscolatura respiratoria e periferica, riducono l’iperinflazione dinamica e migliorano la dispnea e la qualità della vita nei bambini.

L’esercizio fisico apporta benefici anche in presenza di importanti comorbidità extrapolmonari, ad esempio nei giovani in sovrappeso o obesi, programmi di attività fisica strutturata riducono l’indice di massa corporea (BMI), migliorano il VO2max e la capacità di esercizio, in modo analogo a quanto avviene nei coetanei non asmatici. Negli adolescenti, l’HIIT migliora i livelli di colesterolo LDL e la pressione arteriosa diastolica, sebbene gli effetti sul rischio cardiometabolico complessivo non siano univoci. Nei bambini asmatici obesi, l’allenamento aerobico riduce i livelli di proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hs-CRP) e di interleuchina-6 (IL-6), migliorando al contempo la forma fisica cardiorespiratoria.

Per quanto riguarda la fibrosi cistica, la gestione della patologia comprende terapie che modulano la proteina CFTR, un approccio assistenziale multidisciplinare, tecniche di disostruzione bronchiale (ACT, Airway Clearance Techniques) ed esercizio fisico strutturato. Livelli più elevati di attività fisica sono associati a migliori esiti respiratori, maggiore clearance mucociliare, miglioramento della densità minerale ossea, nonché a migliore qualità della vita e a una prognosi più favorevole negli adolescenti. Al contrario, uno stile di vita sedentario e una ridotta capacità di esercizio sono correlati a un declino più rapido della funzione polmonare e a una maggiore mortalità. Altre condizioni analizzate nello studio includono: bronchiectasie non correlate alla fibrosi cistica, malattie polmonari interstiziali, trapianto di polmone.

In conclusione

Il Position Paper evidenzia che l’esercizio, se correttamente prescritto e monitorato, è sicuro nella maggior parte dei bambini con patologie respiratorie croniche e può contribuire a ridurre la sedentarietà, migliorare la tolleranza allo sforzo e favorire un migliore controllo dei sintomi. Resta inteso che questo vada inserito in programmi ben strutturati, integrati e personalizzati.

Fonte

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