Prescrizioni di psicofarmaci al raddoppio, in un solo anno, in bambini e adolescenti, con una prevalenza dello 0,64% tra gli under 18 nel 2025, pari a una crescita di +12,1% rispetto al 2024, trend che ha risentito di una sensibile accelerazione anche a seguito dell’impatto della pandemia sulla salute mentale.
È quanto emerge dal Rapporto OsMed 2025 sull’uso dei medicinali nel nostro Paese, pubblicato dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). L’uso di farmaci psicotropi nei minori non può essere una strategia a sé, ma deve rientrare in un percorso multimodale e multidisciplinare, affiancato da interventi psicologici e psicoterapie.
Il fenomeno
Minore resilienza, abbassamento del livello-soglia di accettazione e capacità di gestione delle frustrazioni della vita rispetto alle generazioni precedenti, rischio più elevato di sviluppo di disagi psico-emotivi e disturbi di salute mentale. Le evidenze parlano chiaro e le soluzioni seguono un’unica direzione: offrire ai ragazzi che manifestano queste problematiche un supporto farmacologico.
Ecco spiegato il motivo che decreta, oggi, un crescente aumento all’uso di psicofarmaci fra le fasce di popolazione più giovane, confermato dai numeri. Il Rapporto OsMed, su dati 2024, attesta infatti un tasso di prescrizione di 63,8 per 1.000 bambini, in aumento rispetto all’anno precedente, e sul fronte dei consumi 66,9 confezioni per mille bambini. Quote che posizionano gli psicofarmaci al 3,4% del consumo complessivo (poco più di una confezione per prescrizione) di medicinali in età pediatrica, dove il 13,3% degli utilizzatori ha ricevuto una sola prescrizione durante l’anno.
L’evidenza sull’andamento dei consumi in crescita emerge netta anche eseguendo analisi sul lungo periodo: nel 2016, le confezioni errano pari a 20,6 confezioni per 1.000 bambini con una prevalenza d’uso allo 0,26%, balzati rispettivamente nel 2025 a 66,9 e allo 0,64%. Si osserva inoltre che il ricorso agli psicofarmaci aumenta con l’età, toccando punte più elevate nella fascia di popolazione fra 12-17 anni, con 142,2 confezioni per 1.000 bambini e una prevalenza d’uso dell’1,56%.
Sebbene nell’arco di un decennio (2016-2025) i consumi risultino più che triplicati, mediamente restano ancora a livelli contenuti, se paragonati a livellli registrati in altri contesti internazionali. Ad esempio in Francia in cui la prevalenza è dell’1,61% o in Usa dove supera il 24%. Tirando le somme, nel 2025, il 46,3% della popolazione pediatrica, pari a circa 4,1 milioni di bambini italiani, ha assunto almeno una terapia farmacologica.
I numeri delle altre tipologie di farmaci
Non tutte le terapie registrano uguale andamento di crescita. Si posizionano al vertice dei consumi gli antinfettivi per uso sistemico, nonostante si osservi una marcata contrazione nell’uso, pari a -21,9%, con un’inversione rispetto alla tendenza misurata negli anni precedenti.
A questi seguono i farmaci dell’apparato respiratorio, anch’essi in riduzione, i farmaci del sistema nervoso centrale, in cui rientrano anche antiepilettici e psicofarmaci che, all’opposto delle precedenti categorie, mostrano una risalita di utilizzo. In questo trend emergono, tuttavia, alcune differenze: nel 2025 la prevalenza d’uso tra bambini e adolescenti di età inferiore ai 18 anni è cresciuta del 12,1%, corrispondente a circa 6,4 bambini su 1.000), con andamenti specifici.
Tra i principi attivi considerati, si rileva che gli incrementi maggiori riguardano il metilfenidato, utilizzato per il trattamento del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), con un aumento del 28,9% e sul fronte degli antipsicotici atipici crescono soprattutto aripiprazolo (+14,6%) , risperidone (+13,3%) e l’antidepressivo sertralina (+9,6%). Inoltre, i consumi risentono anche di una variabilità regionali; un dato su tutti: i tassi di utilizzo nel Centro sono oltre al doppio rispetto alla media nazionale.
Rapporto OsMed, alcune novità
Il rapporto OsMed 2025 riporta, inoltre, per la prima volta anche una stima dei farmaci per i disturbi respiratori in ambito pediatrico, facendo osservare consumi elevati anche in questo caso. Si registra, infatti, una prevalenza d’uso del 17,8%, quasi doppia rispetto a quella epidemiologica dell’asma, che si assesta al 9%. Questo scostamento, secondo l’ente regolatorio nazionale, sembra suggerire alla base prescrizioni improprie di farmaci per il trattamento di infezioni respiratorie acute non asmatiche, sottolineando la necessità di rafforzare gli interventi di (in)formazione rivolti alla pediatria di libera scelta.


