La nutrizione durante l’età evolutiva rappresenta un importante determinante della salute pubblica globale, esercitando effetti a lungo termine sull’omeostasi metabolica, sullo sviluppo neurocognitivo e sulla maturazione del sistema immunitario. L’infanzia e l’adolescenza costituiscono periodi di particolare vulnerabilità biologica e comportamentale, durante i quali le preferenze alimentari e le abitudini dietetiche sono plasmate dalla complessa interazione tra fattori genetici e influenze ambientali, sociali e culturali.
La famiglia svolge un ruolo fondamentale nel mediare l’esposizione dei bambini a un ambiente obesogeno. Le scelte alimentari dei bambini non sono determinate unicamente dalla disponibilità economica, bensì anche da modelli comportamentali attraverso i quali essi interiorizzano abitudini e stili di vita che persistono nel tempo.
La capacità dei genitori di promuovere scelte alimentari sane è, tuttavia, un processo complesso e multidimensionale, fortemente influenzato da fattori quali l’alfabetizzazione alimentare dei genitori, definita come l’insieme di conoscenze, abilità e competenze pratiche necessarie per interpretare criticamente il sistema alimentare e contrastare le pressioni del marketing industriale.
Dalla conoscenza nutrizionale alle azioni concrete
La traduzione della conoscenza nutrizionale in comportamenti concreti non è automatica ed è spesso mediata da barriere e facilitatori percepiti. Fattori come la disponibilità limitata di tempo, lo stress legato al lavoro e i vincoli economici possono ostacolare l’adozione di pratiche alimentari sane, anche in presenza di un’adeguata consapevolezza.
In aggiunta, i determinanti delle scelte alimentari si evolvono sostanzialmente durante l’infanzia e l’adolescenza. Nella prima infanzia, i genitori esercitano una notevole influenza sul consumo di cibo attraverso la sua disponibilità, le pratiche alimentari, l’esempio e il controllo dell’ambiente alimentare domestico.
Con la crescita, l’aumentata autonomia e la capacità di prendere decisioni in modo indipendente riducono il controllo diretto dei genitori sui comportamenti alimentari. Gli adolescenti sono progressivamente esposti a una gamma più ampia di influenze, tra cui le norme dei pari, gli ambienti alimentari scolastici e quelli fuori casa, il marketing alimentare, i contenuti dei social media e le opportunità di acquistare cibo in modo indipendente. Di conseguenza, le scelte alimentari durante l’adolescenza riflettono un’interazione più complessa tra fattori familiari, sociali, ambientali e individuali.
L’influenza dei genitori può rimanere rilevante attraverso la creazione di abitudini alimentari a lungo termine, la disponibilità di cibo in casa e le più ampie norme familiari relative al consumo di cibo. Diventa quindi rilevante saggiare la coerenza tra la dimensione cognitiva, rappresentata dagli atteggiamenti verso un’alimentazione sana, e la dimensione comportamentale, espressa attraverso le pratiche alimentari quotidiane.
Consumo di alimenti ultra-processati tra bambini e adolescenti
Gli alimenti ultra-processati (UPF) sono formulazioni industriali derivate prevalentemente da frazioni alimentari e additivi, con presenza minima o nulla di alimenti integrali. Le proprietà organolettiche di questi alimenti, migliorate attraverso tecniche di lavorazione industriale avanzate, conferiscono un’elevata palatabilità, promuovendo così un consumo eccessivo e abituale a livello di popolazione. Tali caratteristiche sono associate a costi significativamente ridotti, abbinati all’attrattiva sensoriale, amplificata da modifiche cosmetiche e aromi, che in definitiva ne facilitano la diffusione su larga scala tra le giovani popolazioni
Uno studio (“Parental Decision-Related Factors Are Associated with Discretionary Ultra-Processed Food Consumption Among Children and Adolescents Living in the Mediterranean Area“) pubblicato su Nutrients ha esplorato la relazione tra fattori genitoriali, vale a dire l’alfabetizzazione alimentare, le barriere e i fattori facilitanti percepiti, gli atteggiamenti alimentari e i comportamenti alimentari sani, e il consumo di alimenti ultra-processati (UPF) discrezionali tra bambini e adolescenti residenti in cinque paesi del Mediterraneo.
Lo studio trasversale si è basato su un’indagine completata da 2011 genitori di bambini e adolescenti di età compresa tra i 6 e i 17 anni provenienti da Italia, Spagna, Portogallo, Egitto e Libano, che hanno riportato le abitudini alimentari e di stile di vita dei loro figli.
- L’aderenza alla dieta mediterranea è stata valutata mediante l’indice KIDMED.
- L’alfabetizzazione alimentare dei genitori è stata misurata utilizzando il Questionario Breve sull’Alfabetizzazione Alimentare (SFLQ).
- Le barriere e i fattori facilitanti percepiti sono stati analizzati sulla base della Teoria del Comportamento Pianificato.
- Gli atteggiamenti dei genitori nei confronti dell’alimentazione dei figli sono stati valutati tramite il Questionario sugli Atteggiamenti Alimentari Sani (HEAQ).
- Infine, il questionario sulla Teoria dell’Uso di Internet Correlato alla Salute (TIUH) è stato adoperato per chiarire le tendenze dei genitori nell’impiego di informazioni sanitarie online.
I fattori associati
Barriere e fattori facilitanti percepiti più elevati sono risultati significativamente associati a un minore consumo discrezionale di alimenti ultra-processati (UPF) in tutti i modelli. L’alfabetizzazione alimentare dei genitori (SFLQ) ha mostrato un’associazione positiva con il consumo discrezionale di alimenti ultra-processati (UPF), rimanendo significativa nel modello completamente aggiustato, sebbene con un’entità ridotta. Gli atteggiamenti verso un’alimentazione sana (HEAQ) sono risultati inizialmente associati positivamente all’assunzione discrezionale di alimenti ultra-processati (UPF), ma hanno perso significatività statistica dopo l’aggiustamento completo.
Per quanto riguarda l’uso di Internet correlato alla salute (TIUH), la dimensione Informazioni Sanitarie ha mostrato una forte associazione positiva con il consumo discrezionale di alimenti ultra-processati (UPF), mentre per altre dimensioni (Consapevolezza e Credenze) sono state riscontrate associazioni incoerenti e non significative nel modello completamente aggiustato.
In conclusione, lo studio sottolinea che il consumo di alimenti ultra-processati (UPF) non essenziali da parte dei bambini è influenzato da diversi fattori interrelati, come l’ambiente familiare, le abitudini alimentari e le percezioni dei genitori, piuttosto che esclusivamente dalla conoscenza o dagli atteggiamenti.
Fonte
- Giampieri F, Leonardi A, Di Costanzo G et al. Parental Decision-Related Factors Are Associated with Discretionary Ultra-Processed Food Consumption Among Children and Adolescents Living in the Mediterranean Area. Nutrients. 2026; 18(13):2128.



