L’emorragia da carenza di vitamina K nei lattanti rappresenta un evento raro, ma possibile, che può comportare conseguenze molto gravi, fino a risultare letale. Si tratta tuttavia di una condizione efficacemente prevenibile attraverso una misura di profilassi semplice e a basso costo: la somministrazione di vitamina K per via intramuscolare alla nascita.
Le evidenze scientifiche a sostegno di questa pratica sono solide e documentate da diversi decenni. Nonostante ciò, in vari Paesi si registra un progressivo aumento dei casi di mancata adesione o rifiuto della profilassi da parte dei genitori, secondo un ampio studio recentemente pubblicato su JAMA Pediatrics (“Vitamin K Prophylaxis in Newborns and Bleeding in Infancy“).
La vitamina K
La vitamina K ha un ruolo cruciale nella coagulazione del sangue, favorendo in particolare il corretto funzionamento di un enzima che permette la sintesi di alcune proteine coinvolte in questo processo. I neonati, tuttavia, nascono con riserve molto limitate di vitamina K a causa di diversi fattori: il ridotto trasferimento placentare della vitamina durante la gravidanza, la temporanea assenza del microbiota intestinale responsabile della sua produzione e il basso contenuto di vitamina K nel latte materno
Pertanto per un breve periodo i neonati sono più vulnerabili al rischio di sanguinamento da carenza di vitamina K che può interessare diversi organi e tessuti: cordone ombelicale, naso, apparato gastrointestinale, il cervello nei casi più gravi, come episodi ad esempio di emorragie intracraniche e possibile sviluppo di danni neurologici permanenti o di morte.
Soprattutto nelle forme tardive, spesso non compaiono segnali premonitori evidenti, elevando sensibilmente il rischio di emorragie da sanguinamento. Queste possono manifestarsi in diversi momenti della vita del neonato: a breve distanza dalla nascita (anche dopo poche ore), nei giorni immediatamente successivi o nel lungo periodo, fino a sei mesi di distanza dalla nascita.
Per prevenire questa condizione è raccomandata la somministrazione di una singola dose di vitamina K mediante iniezione intramuscolare praticata generalmente nella coscia subito dopo la nascita. Tale intervento consente di fornire al neonato adeguate riserve della vitamina durante una fase particolarmente vulnerabile dello sviluppo.
Le evidenze scientifiche
La profilassi con vitamina K è utilizzata routinariamente da oltre mezzo secolo e ha dimostrato di ridurre drasticamente l’incidenza delle emorragie correlate a carenza della vitamina.mTuttavia, negli ultimi anni diversi studi internazionali hanno segnalato un aumento del rifiuto della profilassi da parte dei genitori.
Secondo un’indagine condotta su cinque milioni di nascite registrate in 403 ospedali tra il 2017 e il 2024 in suolo americano, attesta che il numero di bambini non sottoposti a iniezione è salito da 2,92% al 5,18%, pari a circa 200 mila neonati privi di adeguata profilassi. Andamenti simili sono stati osservati anche in Canada, Australia, Nuova Zelanda e Regno Unito, dove le percentuali di rifiuto risultano generalmente comprese tra l’1% e il 3%, con valori più elevati nei parti domiciliari e nei centri nascita.
Sono diverse le ragioni che spingono i genitori a rifiutare l’iniezione di vitamina K: la paura del dolore, il timore di possibili effetti collaterali, la convinzione che la profilassi non sia necessaria e più generale la sfiducia verso le procedure mediche preventive. Dati che sono confermati anche dal più recente studio svedese.
Lo studio
Lo studio aveva l’obiettivo di valutare l’andamento temporale della profilassi con vitamina K nei neonati e la sua associazione con le diagnosi di emorragia durante la prima infanzia. I ricercatori hanno realizzato uno studio di coorte nazionale comprendente tutti i nati vivi in Svezia tra il 1° gennaio 2003 e il 31 dicembre 2021 con età gestazionale pari o superiore a 35 settimane. Il follow-up è stato esteso fino ai sei mesi di età.
L’analisi dei dati, effettuata tra giugno e dicembre 2025, ha utilizzato le informazioni del Registro svedese delle nascite collegate ad altri registri sanitari nazionali. L’esposizione considerata era la mancata registrazione della somministrazione intramuscolare di vitamina K alla nascita, mentre l’esito principale era rappresentato dalla diagnosi di emorragia entro i primi sei mesi di vita. Per stimare le associazioni sono stati utilizzati modelli di regressione logistica con calcolo degli odds ratio aggiustati (aOR) e relativi intervalli di confidenza al 95%
Su 2.020.302 nati vivi inclusi nello studio, 24.089 neonati (età gestazionale media 40 settimane) non presentavano una registrazione di avvenuta somministrazione intramuscolare di vitamina K. Il tasso di mancata registrazione è diminuito dall’1,32% nel 2003 allo 0,66% nel 2006, per poi aumentare progressivamente fino all’1,50% nel 2021.
Rispetto ai bambini che avevano ricevuto la profilassi, quelli senza registrazione della somministrazione mostravano una probabilità significativamente più elevata di ricevere una diagnosi di emorragia durante i primi sei mesi di vita (aOR 1,52; IC 95% 1,27-1,81) e una probabilità quasi tripla di emorragia intracranica (aOR 2,91; IC 95% 2,13-3,96). In termini assoluti, nel gruppo senza profilassi sono stati osservati circa 636 episodi emorragici ogni 100 mila bambini, contro circa 380 ogni 100.000 tra coloro che avevano ricevuto la vitamina K. Per le emorragie intracraniche, i tassi osservati erano rispettivamente di circa 220 e 63 casi ogni 100.000 bambini.
Dopo l’aggiustamento per diversi fattori materni, ostetrici e neonatali, la mancata registrazione della profilassi è risultata associata a un aumento del 52% della probabilità di ricevere una diagnosi di emorragia entro i primi sei mesi di vita.
In conclusione
Questo ampio studio di coorte mostra che, in Svezia, il numero di neonati che non ricevono o per i quali non risulta registrata la somministrazione intramuscolare di vitamina K alla nascita rimane contenuto, ma è aumentato nel corso degli ultimi anni. Lo studio evidenzia inoltre un’associazione tra la mancata profilassi e un maggiore rischio di diagnosi di emorragia durante la prima infanzia, incluse le emorragie intracraniche.
I risultati devono tuttavia essere interpretati alla luce di alcuni limiti metodologici. Trattandosi di uno studio osservazionale basato sui registri sanitari, l’assenza di una registrazione non consente di distinguere con certezza tra una reale mancata somministrazione e un possibile errore di documentazione. Inoltre, l’analisi ha considerato tutte le diagnosi di sanguinamento registrate nei primi sei mesi di vita e non esclusivamente i casi di emorragia attribuibili a carenza di vitamina K. Pertanto, lo studio non consente di stabilire con certezza che tutti gli episodi osservati siano direttamente riconducibili all’assenza della profilassi.
Il messaggio per genitori e caregiver rimane comunque chiaro: il sanguinamento associato a carenza di vitamina K è un evento raro, ma imprevedibile e potenzialmente molto grave. La profilassi intramuscolare alla nascita rappresenta una misura preventiva consolidata, raccomandata dalle principali società scientifiche internazionali e caratterizzata da un rapporto beneficio-rischio ampiamente favorevole.
Fonte
- Simatou E, Tsamantioti E, Hallström A et al. Vitamin K Prophylaxis in Newborns and Bleeding in Infancy. JAMA Pediatrics, 2026 Sep 1;180(9):995-1004.


