Due adolescenti affette da cardiomiopatia ipertrofica sono state sottoposte all‘Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo all’impianto di un dispositivo per il monitoraggio remoto della pressione arteriosa polmonare. Si tratta di una delle prime esperienze in Italia in ambito pediatrico e, secondo quanto riferito dal centro, della prima nel Nord Italia. La novità è stata presentata in occasione della Giornata Mondiale del Cuore 2026 (29 settembre).

Le procedure, eseguite il 23 settembre dall’équipe della Cardiologia 2 – Cardiopatie congenite del bambino e dell’adulto dell’ASST Papa Giovanni XXIII, hanno riguardato due ragazze di 11 e 16 anni seguite per cardiomiopatia ipertrofica e a rischio di progressione verso lo scompenso cardiaco.

Il dispositivo

Il dispositivo utilizzato, CardioMEMS, è un sensore miniaturizzato impiantato nell’arteria polmonare mediante una procedura minimamente invasiva. Una volta posizionato, il sistema consente di rilevare quotidianamente le variazioni della pressione polmonare e di trasmettere i dati in modalità wireless al team curante. Il monitoraggio continuo permette di identificare precocemente eventuali segni di peggioramento clinico e di adeguare tempestivamente la terapia farmacologica, con l’obiettivo di prevenire o ritardare l’evoluzione dello scompenso. In età adulta questa tecnologia è già impiegata nella gestione dello scompenso cardiaco, mentre le esperienze pediatriche sono ancora limitate.

Le due pazienti sono seguite dalla Chirurgia dei trapianti e del trattamento chirurgico dello scompenso del Dipartimento cardiovascolare diretto da Michele Senni. Le procedure di impianto sono state eseguite dal cardiologo interventista Domenico Sirico, nell’ambito della Cardiologia 2 diretta da Francesca Raimondi, che ha partecipato alla valutazione e alla selezione delle candidate all’impianto.

«L’introduzione di questa metodica ha un duplice obiettivo – ha spiegato Domenico Sirico, cardiologo interventista delle procedure – da una parte rendere più precisa e tempestiva la gestione clinica dello scompenso, favorendo una presa in carico sempre più efficace anche a domicilio; dall’altra ridurre la necessità di ricorrere a misurazioni seriali invasive della pressione polmonare attraverso il cateterismo cardiaco».

Uno degli aspetti di maggiore interesse in ambito pediatrico riguarda proprio la possibilità di limitare il ricorso a procedure invasive ripetute. Il cateterismo cardiaco, infatti, rappresenta uno strumento indispensabile per la valutazione emodinamica, ma la sua ripetizione comporta rischi procedurali e richiede la sedazione del paziente, con possibili ripercussioni anche sul piano psicologico. Grazie al monitoraggio remoto, molte delle informazioni necessarie alla gestione clinica possono invece essere raccolte direttamente al domicilio del paziente.

Un passaggio orientato alla telemedicina

L’esperienza bergamasca si inserisce nel più ampio sviluppo di modelli assistenziali orientati alla telemedicina e alla personalizzazione delle cure, con particolare attenzione ai pazienti affetti da cardiopatie complesse e condizioni croniche che richiedono controlli frequenti. Il monitoraggio a distanza potrebbe infatti contribuire a ottimizzare il follow-up, ridurre gli accessi ospedalieri e consentire interventi terapeutici più precoci.

«L’introduzione di tecnologie come questa ci permette di continuare a offrire cure tempestive, senza dover ricorrere ogni volta a procedure invasive – sottolinea Alessandro Amorosi, direttore sanitario dell’ASST – Per un bambino può fare una grande differenza. È una direzione che stiamo già seguendo, laddove possibile, e che potrà riguardare in futuro anche altri pazienti, soprattutto quelli più fragili, per i quali evitare procedure invasive può essere particolarmente importante»

«Questa esperienza conferma il percorso di innovazione che la cardiologia pediatrica del Papa Giovanni XXIII promuove da anni – ha aggiunto il direttore generale Francesco Locati – L’introduzione di nuove tecnologie ha valore quando si traduce in cure più efficaci, tempestive e meno invasive, insieme all’innovazione nelle procedure e nell’organizzazione dell’assistenza».

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