In Sicilia tutti i bambini immigrati avranno il pediatra di famiglia

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4.1.1In Sicilia i bambini fino ai 14 anni, con codice STP o ENI, con genitori senza permesso di soggiorno, minori stranieri non accompagnati, tutti potranno essere iscritti al Servizio Sanitario Regionale (SSR) e avere il pediatra di famiglia. «Sì, tutti i minori» conferma Milena Lo Giudice, responsabile integrazione multietnica FIMP Sicilia, e aggiunge: «Questo decreto regionale in realtà è in linea con quello che si dovrebbe verificare in tutta Italia, perché l’Italia ha recepito la Convenzione dei diritti del fanciullo di New York, per la quale tutti i bambini devono godere degli stessi diritti, non essere discriminati. Quindi qualunque bambino presente sul suolo italiano. Per noi i bambini sono tutti uguali».

Nonostante risalga a dicembre 2012 l’Accordo Stato-Regioni Indicazioni per la corretta applicazione della normativa per l’assistenza sanitaria alla popolazione straniera da parte delle Regioni e Province Autonome italiane, il panorama italiano è assai variegato e sono ancora poche le Regioni e Province Autonome ad averlo recepito  con atto formale nei mesi successivi (Lazio, provincia Autonoma di Trento, Puglia, Liguria, Campania, Calabria Friuli Venezia Giulia, Sicilia, Abruzzo, e Lombardia ed Emilia Romagna per l’assistenza ai minori), e con differenze. La Lombardia e l’Emilia Romagna prevedono per i bambini stranieri l’iscrizione al SSR e il pediatra, ma con modalità diverse dalla Sicilia, come sottolineato da Milena Lo Giudice. «La Sicilia ha una peculiarità rispetto alle altre due regioni in cui è stato dato l’accesso alla pediatria di famiglia, perché prevede l’iscrizione ai pediatri di famiglia per tutti i bambini, assolutamente per tutti, con tessera STP-straniero temporaneamente presente, e codice ENI-europeo non iscritto. E questa è una grossa novità». E avere la possibilità di essere seguiti e presi in carico da un pediatra che sia sempre lo stesso significa una maggiore integrazione del bambino e della sua famiglia, un accesso alla prevenzione e non solo alla cura, un controllo dello sviluppo in salute nelle diverse fasi della crescita: «Altrimenti manca la continuità assistenziale, caratteristica della pediatria di famiglia, che segue il bambino. È già un passo avanti avere l’iscrizione al SSR, però non è logico non avere il pediatra di riferimento, non aiuta le mamme di questi bambini a introiettare il concetto di prevenzione. Dal pediatra non si va perché un bambino è malato, ma per tutto quello che è la medicina preventiva della pediatria di famiglia» continua Lo Giudice. Un passo importante dunque in Sicilia, ma ancora tanta disomogeneità nel resto d’Italia. «Il problema è che manca a livello nazionale un coordinamento che renda cogente questo Accordo, che alcune Regioni non hanno neanche recepito» conclude Lo Giudice.

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