Diete vegetariane in gravidanza e in età evolutiva

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A cura di PierCarlo Salari

 

Un position paper congiunto offre ai pediatri risposte chiare per il counseling

Secondo i dati Eurispes, aggiornati a gennaio 2017, in Italia circa il 4,60% della popolazione è vegetariano e circa il 3% è vegano. Nel 2014 i vegetariani erano il 6,50% della popolazione generale e i vegani lo 0,60%. Il trend mostra quindi una lieve riduzione del numero dei vegetariani e un notevole aumento dei vegani. Le scelte alimentari vegetariane dipendono nel 47,6% dalla convinzione che le proteine vegetali siano più salutari di quelle animali, mentre nel 31,7% la causa che innesca il cambiamento di stile alimentare è un profondo rispetto degli animali. Da qui la necessità di prendere atto del fenomeno, che pone interrogativi sulle conseguenze dello stato di salute di bambini e adolescenti (v. anche il Pediatra n.3-15, pagg.12-17). A tal proposito, il Dott. Giuseppe Di Mauro, Presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) durante i lavori del XXIX Congresso Nazionale (Venezia, settembre 2017) ha dichiarato che: “Le diete vegetariane o vegane non sono adeguate nei bambini e nelle donne in gravidanza. La nostra posizione è fermamente critica”. In realtà non si tratta di un’opinione personale, ma della sintesi delle argomentazioni di un “position paper” elaborato da SIPPS insieme alla Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP), alla Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza (SIMA) e alla Società Italiana di Medicina Perinatale (SIMP) (http://www.sipps.it/pdf/rivista/2017_03ss.pdf ), di cui le principali raccomandazioni possono essere sintetizzate nei seguenti punti:

  • Le evidenze non consentono di affermare con certezza che i bambini che seguono una dieta vegetariana presentino una modalità di crescita differente, né è possibile stabilire a quale età si possa intraprendere una dieta vegetariana senza effetti collaterali sulla crescita. Sono forti, invece, le evidenze a sostegno di una valutazione periodica dell’assetto nutrizionale e di supplementazione mirata, con particolare riguardo al profilo aminoacidico delle proteine e all’apporto di ferro, zinco, vitamina B12 e DHA: le carenze, infatti, sono tanto maggiori quanto più la dieta è restrittiva.
  • In mancanza di dati di sicurezza sugli effetti delle diete vegetariane/vegane della madre nutrice sullo sviluppo auxologico e/o psicomotorio dei lattanti allattati al seno, si raccomanda di proseguire l’allattamento materno almeno nei primi 2 anni di vita e in caso contrario o di allattamento misto di non somministrare bevande vegetali del commercio, ma formule, anche a base di proteine vegetali come riso o soia, adattate per lattanti.
  • Considerata l’alta prevalenza registrata, i fattori di rischio correlati all’età adolescenziale e l’importanza della diagnosi precoce, deve essere attentamente considerata l’opportunità di un monitoraggio in rapporto a segnali premonitori di disturbi della condotta alimentare da parte dei professionisti che si occupano di pazienti di età pediatrica e adolescenziale che seguano una dieta vegetariana/vegana.
  • Per quanto riguarda le malattie non trasmissibili, l’incidenza e/o la mortalità per malattia ischemica cardiaca è significativamente minore, ma non l’incidenza e/o mortalità da patologie cardiovascolari e da patologie cerebrovascolari, nonché il rischio per tutte le cause di morte. Relativamente ai tumori, infine, le conclusioni sono coerenti con quelle del World Cancer Research Fund: mentre è documentato l’aumentato rischio di sviluppare alcuni tipi di tumore con il consumo di carni rosse, soprattutto lavorate, non c’è alcuna prova sulla necessità di eliminare completamente tutte le carni, il pesce e gli alimenti di origine animale (latticini e uova).

I risultati degli studi dimostrano in definitiva che le diete vegetariane non hanno alcuna efficacia preventiva se confrontate con una dieta bilanciata, associata a uno stile di vita complessivamente sano.