Ambrogino d’oro all’INT di Milano per la pediatria oncologica

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È grande festa al settimo piano dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, sede della Pediatria Oncologica, per il conferimento al Progetto Giovani dell’Attestato di Civica Benemerenza da parte del Comune di Milano. “La consideriamo una grande vittoria di squadra” dichiara Andrea Ferrari, Coordinatore Progetto Giovani, Struttura Complessa Pediatria Oncologica INT. “Progetto Giovani è unico al mondo e oggi il riconoscimento dell’Ambrogino d’oro dimostra come la Comunità, non solo scientifica, riconosca il valore del progetto”. 

La consegna delle Civiche benemerenze, comunemente conosciute come Ambrogini d’oro avverrà come da tradizione il 7 dicembre, Sant’Ambrogio, a Palazzo Marino. A ritirare il premio per Progetto Giovani saranno il dottor Andrea Ferrari insieme a una rappresentanza degli adolescenti. Nessuno è escluso però: gli altri avranno il compito di registrare l’evento e di lanciarlo via Facebook, Instagram, Twitter.

 “Per l’Istituto Nazionale dei Tumori L’Ambrogino rappresenta un importante riconoscimento”, dichiara Enzo Lucchini, Presidente INT. “La Struttura Complessa di Pediatria Oncologica ha un’indubbia leadership nazionale e internazionale e solo al suo interno poteva svilupparsi il Progetto Giovani, che per la sua unicità è diventato il riferimento in tutto il mondo”.  

 “Non possiamo che essere orgogliosi per il riconoscimento della Città di Milano al Progetto Giovani”, interviene Stefano Manfredi, Direttore Generale INT. “Il Progetto è una carica di energia per i ragazzi e questo grazie alla professionalità, al lavoro e alla fatica delle numerose persone che si mettono in gioco con passione, inventando un nuovo modello di cura e di cultura”.

 “Dopo la diagnosi mi sentivo persa, non avevo nessuna voglia di lottare. Poi un giorno ho visto tre ragazzi che uscivano ridendo dalla stanza del Progetto Giovani e ho deciso che volevo essere come loro” Maria Laura, 19 anni
Il Progetto Giovani è nato con l’obiettivo di cercare di superare gli ostacoli che possono inficiare la qualità delle cure e la qualità di vita degli adolescenti e dei giovani adulti malati di tumore. È dedicato ai ragazzi tra i 15 e i 25 anni e include aspetti clinici, ma anche un approccio nuovo alla relazione con i pazienti. “L’utilizzo dell’arte e della creatività diventano uno strumento di cura e offrono ai pazienti modi nuovi di raccontarsi, con progetti che durano molti mesi e danno un senso del futuro differente e continuativo”, sottolinea Andrea Ferrari. “Questo non significa mettere in secondo piano le cure mediche. Anzi. Il Progetto Giovani ha anche aspetti prettamente medici, legati alla qualità elevata delle cure e ai protocolli clinici. Tutto ciò lo rende un modello innovativo di cura globale che pone un’attenzione particolare alla vita dei ragazzi e un modello culturale differente da quelli già esistenti, con un approccio innovativo alla relazione con i pazienti”.  

Le iniziative che vengono sviluppate sono rese possibili anche grazie al contributo dell’Associazione Bianca Garavaglia ONLUS: da sempre, infatti, supportano le numerose attività del progetto Giovani.

 “Il Progetto Giovani vuole far sapere che ci si può ammalare di tumore anche nell’età dell’adolescenza, che si può guarire, ma solo se si riesce a ricevere le cure migliori nei tempi giusti” Enrico, 17 anni
La malattia compare in un momento incredibilmente delicato del processo di crescita. “I ragazzi si trovano ad affrontare la diagnosi e la cura del tumore mentre contemporaneamente sono chiamati a non perdere l’appuntamento con il raggiungimento di tappe fondamentali del loro sviluppo, personale e relazionale”, spiega Maura Massimino, Direttore della Struttura Complessa Pediatria Oncologica INT. “Da qui deriva la difficoltà nella gestione degli adolescenti malati e la necessità di realizzare una presa in carico globale del paziente e della sua famiglia ed essere in grado di offrire infrastrutture e servizi adeguati. Dal punto di vista clinico, infatti, gli adolescenti sono in un certo senso in una “terra di nessuno” con difficoltà di accesso alle cure e di arruolamento negli studi clinici. Il Progetto Giovani è nato proprio con l’obiettivo di superare questi ostacoli e di migliorare la qualità delle terapie e della vita”.

“La paura è il principale sentimento che proviamo. La paura di non farcela, certo. Ma soprattutto la paura di rimanere soli. Con il Progetto Giovani ho capito di non essere solo in questo percorso difficile” Claudio, 21 anni
Le cure oncologiche costituiscono comunque un percorso difficile per tutti, anche per i pazienti più giovani. “I progetti creativi non cancellano la realtà della malattia, sia ben chiaro”, sottolinea Andrea Ferrari. “Ma fanno sì che l’adolescente si apra agli altri e crei con i medici e con i pazienti coetanei quei rapporti speciali che caratterizzano solo questa fascia di età”.

In questo, gioca un ruolo importante l’equipe multidisciplinare. “Il Progetto Giovani è composto da un team diverso dai soliti standard”, conclude Maura Massimino. “Il medico oncologo e lo psicologo lavorano infatti nello stesso ambiente insieme all’educatore e a coordinatori artistici, in un mix sinergico che ha come obiettivo quello di entrare in sintonia con gli adolescenti.  È un impegno non facile, di cui si può fare carico solo chi supera anni di training, indispensabili per stare accanto ai giovani pazienti che vivono in un’età difficile e speciale di per sé, con lati del carattere esasperati dalla malattia”.

“Il Progetto Giovani è ridere con chi ha avuto le mie stesse esperienze” Lidia, 16 anni
L’Ambrogino d’oro, così come il continuo tornare fuori nel periodo natalizio, ad ogni anno, della canzone Palle di Natale, sono la dimostrazione dell’energia dei ragazzi del Progetto Giovani. “Nel loro modo di vivere il percorso di cura, diventano un esempio per tutti che va oltre la malattia oncologica”, conclude Andrea Ferrari.Sono la dimostrazione che esiste sempre la possibilità di costruire una realtà buona anche a partire da una situazione difficile, qualunque essa sia. Stringendosi le mani e guardandosi negli occhi – occhi che ridono e occhi che si riempiono di lacrime – i ragazzi del Progetto Giovani riescono a trasformare l’ospedale – oltretutto un ospedale pubblico, emblema dell’eccellenza cittadina, ma comunque soggetto alle regole che hanno gli istituti di ricerca e di cura – in un luogo dove si può arrivare a promuovere l’arte e fare cultura”.

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