Crisi convulsive e videogiochi: aumentati accessi in PS

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Uno studio pubblicato sulla rivista Neurological sciences ha confrontato i casi di convulsioni nelle settimane di lockdown rispetto all’anno precedente

Casi di crisi convulsive più numerosi, verosimilmente a seguito dei cambiamenti del ritmo sonno-veglia e dell’utilizzo di device elettronici. Queste le conclusioni di uno studio osservazionale che ha coinvolto diverse professionalità, fra cui pediatri e neurologi pediatrici, condotto presso l’ospedale pediatrico Santobono-Pausilipon di Napoli e pubblicato sulla rivista Neurological Sciences.

I ricercatori hanno messo a confronto gli accessi in Pronto soccorso di bambini e ragazzi tra i 4 e i 14 anni di età durante il periodo del primo lockdown, precisamente i dati dal 9 marzo al 7 maggio 2020, con quelli dello stesso periodo nel 2019: 57 casi di convulsioni su 3.968 accessi nel 2020, 39 su 16.923 nel 2019. Stimolati da questi numeri, gli autori dello studio hanno cercato di capire se vi fosse un legame tra convulsioni e utilizzo di videogiochi, in particolare quelli con una stimolazione luminosa più intensa (adrenalinici).

“È stato somministrato un questionario in cui chiedevamo le ore di sonno, la qualità del sonno e anche il numero di ore in cui avevano utilizzato tablet, consolle, televisione, pc, smartphone eccetera”, spiega Vincenzo Tipo, direttore del Pronto soccorso del Santobono-Pausilipon. “Quello che abbiamo osservato è un aumento di incidenza di episodi critici e soprattutto il fatto che queste crisi non erano legate tanto al numero di ore trascorse davanti ai device quanto al momento della giornata in cui questi device venivano utilizzati, in particolare durante la notte. Quanto più i ragazzi utilizzavano i videogiochi durante le ore notturne, spostandosi quindi dal normale ritmo circadiano, maggiore era la frequenza delle crisi convulsive”.

Da quanto emerso derivano alcuni consigli, rivolti da Vincenzo Tipo i genitori: “Vietare assolutamente l’uso di strumenti digitali nei bambini al di sotto dei due anni; limitarne l’uso a poche ore al giorno nei ragazzi più grandi; farli usare non in modo continuativo e non di notte, evitare i videogiochi più adrenalinici e non delegare agli schermi l’accudimento dei figli”.

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